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Ustica รจ il simbolo dell’Italia non indipendente e non sovrana

by Stelio Fergola
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Ustica Italia

Roma, 27 giu – Ustica, Italia. Verso l’archiviazione dell’indagine, ancora una volta in totale sfregio a famiglie che da decenni si ritrovano senza risposte, e per un motivo soltanto: quelle risposte non possono essere date, come i piรน acuti avevano compreso giร  tanto tempo fa e – si spera – come i meno svegli avranno ormai interiorizzato dopo cosรฌ tanti anni.

Ustica รจ l’emblema della schiavitรน dell’Italia

Chi scrive รจ stato al museo di Ustica, a Bologna, e ha vissuto con estrema angoscia la visione del relitto del volo Itavia. Una tragedia avvenuta il 27 giugno del 1980 che non rappresenta soltanto la scomparsa dei passeggeri e le lacrime dei loro disgraziati affetti, ma l’insicurezza di vivere in uno Stato non sovrano, incapace di mettere i responsabili davanti alle loro colpe o quanto meno di denunciarli. Il motivo รจ solo uno: l’impotenza. Quell’impotenza suggellata dalla primavera del 1945 che qualcuno ancora si ostina a festeggiare perfino dai banchi della presunta “dissidenza”. Sebbene le possibilitร  che ci sia dietro la mano americana siano ormai quelle considerate piรน remote, รจ indubbio che l’Italia “ingabbiata” protagonista in negativo del crimine di Ustica sia figlia di quel periodo storico. Che andrebbe finalmente riconosciuto per quello che รจ stato, allo scopo non di proporre una visione ideologica per forza determinata, ma di sviluppare ciรฒ che non riusciamo a suscitare in nessun modo: una reazione. Distratti da inesistenti liberazioni mentre diventavamo colonia e da personaggi di indubbio rilievo (come Enrico Mattei e Adriano Olivetti) della prima Repubblica di cui nessuno vuole disconoscere il valore ma semplicemente invitare a riflettere sul fatto di quanto, anche costoro, siano stati in pratica costretti ad operare nei limiti di quella stessa Italia ingabbiata, prigioniera, schiava. Rimettendoci, in alcuni casi, anche la pelle. No, non si tratta di una questione ideologica, ma estremamente pragmatica: riguarda tutti noi, riguarda le nostre vite.

L’incapacitร  di comprendere quanto l’indipendenza serva nella vita comune

Spesso l’indipendenza รจ associata a qualcosa di remoto, quasi futilmente poetico e romantico. Ed รจ il motivo per cui la maggior parte degli italiani, oggi, non ne sente la necessitร . “Si magna”, si direbbe alla Guicciardini, e dunque va bene cosรฌ. La potenza riguarda l’oppressione dei popoli altrui, si ripete ossessivamente con stolta ingenuitร . Non รจ cosรฌ. Uno Stato indipendente, sovrano e potente รจ in grado di agire sulla scena internazionale anche a maggior tutela dei propri cittadini. Specialmente se sono vittime di un’ingiustizia tanto iniqua, tanto vigliacca, tanto sporca. Una Nazione, viceversa, sconfitta e umiliata come รจ l’Italia post-1945 deve fare i conti con troppi vincoli esterni, riguardanti non soltanto la sua vita politica internazionale “ordinaria”, ma anche il suo popolo, che dovrebbe essere tutelato dallo Stato vigente e si trova al contrario a subire un dramma cosรฌ traumatico, con le vite distrutte delle famiglie che ne sono rimaste coinvolte. Essere Nazione, essere prosperi, essere liberi non รจ questione romantica senza riflessi pratici. Ed ecco perchรฉ torna, prepotente, l’inopportunitร  – per essere gentili – addirittura di festeggiare una fase storica che (indipendente dall’ossessivo fascismo da cui non ci si riesce a staccare, anzitutto mentalmente) ha generato esattamente questa Italia, quella che viviamo oggi, incapace di difendere sรฉ stessa come i suoi figli. Ustica รจ figlia di quel 1945 (e prima ancora, di quel maledetto 1943). La speranza, quasi disperata, รจ che ci si renda conto di cosa significa quel periodo storico per il nostro Paese. Non in termi aulici o ideologici, ma pratici. Perchรฉ finchรฉ non ci sarร  quella consapevolezza, sarร  impossibile uscire da questo tunnel infernale in cui, ad ogni centimetro, metro o chilometro che sia, ci chiediamo continuamente cosa ci sia che non va senza trovare mai una risposta, nonostante sia lรฌ, davanti a noi, nella sua imponente tragicitร .

Stelio Fergola

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2 comments

fabio crociato 27 Giugno 2023 - 11:46

Si, d’ accordo, ma andiamo al pratico, da Piazza Fontana, strage non voluta (a riprova ci sono anche i concomitanti attentati “inesplosi” e una riunione inaspettata fuori orario), siamo finiti ad un escalation di stragi volute ( “forse” grazie agli interessanti sviluppi mediatici del post p. Fontana ?), pro chi ? Dopo la caduta del segreto “Ustica” appare sempre piรน chiaro, militanti, non certo da definirsi frettolosamente e comodamente neo-fascisti…

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jenablindata 27 Giugno 2023 - 2:43

FRANCAMENTE….
io ne ho piene le scatole di essere una colonia.
abbiamo perso una guerra,e va bene.
ma sono passati ottant’anni:
credo sia ora di muoverci per recuperare la nostra sovranitร …
sia a livello mentale,che legale.

quali passi possiamo fare (sia come cittadini che come paese)
per muoverci in quella direzione?

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