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Varese, 4 lug – Per la prima volta in Italia, quattro 15enni di Varese sono stati condannati per il reato di tortura dal Tribunale per i minorenni di Milano. I quattro minori sono stati condannati per aver segregato e picchiato un coetaneo in un garage di Varese nel novembre 2018. Tre di loro sono stati condannati a 4 anni di reclusione e 1.200 euro di multa, il quarto (il capo della gang) a 4 anni e 6 mesi di reclusione e 1.500 euro di multa. L’obiettivo delle torture era ottenere informazioni su un amico della vittima che la banda voleva rintracciare.

La condanna più alta è stata inflitta dal giudice al minore ritenuto la “mente” del sequestro e del pestaggio del 15enne, legato e picchiato con un bastone di ferro in un un box di Varese. Il capo della banda rra pronto a lasciare l’Italia con la madre prima di essere arrestato. L’accusa aveva chiesto condanne per un totale di 21 anni di carcere, sostenendo che tutti e quattro i giovani imputati non abbiano mostrato segni di ravvedimento ed empatia con la vittima. Le difese avevano chiesto per i teenager la messa in prova a cui la Procura minorile si è opposta, posizione sposata anche dal giudice.

“Giustizia è stata veloce: un fatto positivamente anomalo”

Una condanna “equa”, “giusta” per i “gravi fatti accaduti”. E’ il commento dell’avvocato Augusto Basilico, legale della vittima. “Quando vengono condannati dei minorenni non ci sono mai dei vincitori”, ha commentato il legale. “Tuttavia, per i fatti gravi accaduti, si tratta di una condanna equa, giusta. Ciò che mi sorprende positivamente è la velocità con cui la giustizia minorile ha affrontato e risolto il caso, è un fatto positivamente anomalo per l’Italia – ha aggiunto l’avvocato – Non è mai giusto lasciar passare troppo tempo dai fatti”.

E’ la prima applicazione del reato di tortura su minorenni

Si tratta della prima applicazione del reato di tortura, entrato in vigore nel luglio 2017, su minorenni, se non la prima applicazione in assoluto, secondo Basilico. “A causa dei meccanismi del processo minorile, senza questo reato le pene sarebbero state molto più lievi, anche dimezzate, intorno ai due anni. E questo nonostante ci fossero altre accuse gravi”, ha detto il legale.

Il secondo caso è quello dei minorenni di Taranto, ma il processo è ancora in corso

Sempre in merito al reato di tortura, il procuratore del Tribunale per i minorenni di Milano, Ciro Cascone, spiega che “la cronaca giudiziaria ha registrato finora due sue applicazioni“. La prima, “è l’ordinanza del 23 novembre 2018 del Gip del Tribunale per i minorenni di Milano” che ha portato all’arresto dei quattro giovanissimi, “e per la quale oggi il Gup ha emesso sentenza di condanna”. La seconda, ha aggiunto Cascone, “riguarda i fatti avvenuti in provincia di Taranto”, ossia i sei minorenni “indiziati dei delitti di tortura aggravata, danneggiamento aggravato, violazione di domicilio e sequestro di persona”.

Il reato di tortura è stato introdotto nell’ordinamento italiano, recependo le indicazioni contenute nella Convenzione di New York del 1984, con la legge 14 luglio 2017 n. 110, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.166 del 18 luglio 2017.

Ludovica Colli

2 Commenti

  1. Dall’articolo leggo: “Il capo della banda era pronto a lasciare l’Italia con la madre prima di essere arrestato.”

    Mmm… Lasciare l’Italia per andare dove? E’ lecito ipotizzare che quella famiglia non sia italiana? Perché vedo improbabile che chi non ha legami all’estero possa decidere un passo simile. Cosa ci dite? Abbiamo qualche informazione in più?

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