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Milano, 20 apr – Anche in Lombardia la lotta al Covid-19 passa per la sorveglianza digitale a cui più un milione di lombardi, pari al 17% della popolazione, ha scelto di sottoporsi. Sono, infatti, un milione i download dell’applicazione AllertaLOM e 1.700.000 i questionari compilati ad oggi. Lanciata lo scorso 31 marzo dalla Protezione Civile, in collaborazione con la Regione Lombardia nell’ambito del progetto CercaCovid e sviluppata dall’Azienda Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti Aria, AllertaLom è una ricerca scientifica che servirà a fornire una mappa del rischio sull’intero territorio regionale. Per diffonderne la conoscenza e l’utilizzo, il Pirellone ha inviato a tutti i cittadini, lo scorso 16 aprile, un sms invitandoli a scaricare sui propri smartphone l’applicazione.

Un’operazione che, nella regione più colpita dal contagio, ancora non ha fatto centro. “I dati contenuti nei questionari – ha spiegato il vicepresidente Sala – saranno utilizzati da virologi, scienziati, università e componenti del Tavolo di lavoro per mappare il rischio del contagio da coronavirus e prepararci alla ‘Fase 2’, quella del ritorno a una ‘nuova normalità’”. Infatti, nonostante la Lombardia fatichi ancora a superare la ‘Fase 1’, le istituzioni sono al lavoro da giorni per consentire la ripresa di attività e AllertaLom sembra essere lo strumento ritenuto decisivo per facilitare il passaggio. Ma in cosa consiste l’applicazione?

Le rassicurazioni delle istituzioni

Anzitutto, corre l’obbligo di dire che affinché il progetto abbia rilevanza statistica è necessario che partecipino un numero considerevole di persone. AllertaLom, può essere scaricata su Google Play Store o nell’Apple App Store e, una volta installata, bisogna selezionare la scheda CercaCovid così da acconsentire al trattamento dei propri dati personali che vengono acquisiti tramite il questionario. Non si tratta di un’imposizione, almeno non al momento in cui scriviamo, ma un invito a collaborare per sconfiggere insieme il virus. Un appello con testimonial d’eccezione, come il milanese Gerry Scotti che lo scorso 9 aprile è sceso in campo per promuovere AllertaLom.

Attraverso un video dalla pagina Facebook di Regione Lombardia, il conduttore televisivo spiega quanto sia facile scaricare l’applicazione ma, soprattutto, si sofferma sull’utilità di farlo e sull’importanza di fornire informazioni veritiere. ‘Penso possa farci del bene’ – dice – elencando alcune delle informazioni richieste tra cui età, sesso, se si è entrati in contatto con persone infette, dove si abita ma indicando il codice di avviamento postale e non l’indirizzo di casa e, per chi ha ancora la fortuna di avere un posto di lavoro dove recarsi, quello della sede lavorativa, lo stato di salute ed eventuali patologie. Scotti, ad esempio, ci informa di aver dichiarato di prendere ‘la pastiglia per la pressione’ e di essere ‘un po’ in sovrappeso pesando ‘più di cento chili”. Non è mancato il richiamo all’anonimato così da tranquillizzare tutti sul rispetto della privacy. Ma siamo sicuri che sia realmente così?

I dubbi sulla privacy

Stefania Stefanelli, professoressa associata di diritto privato e direttrice del Master in Data protection, cybersecurity e digital forensics dell’Università di Perugia, sulle colonne di Wired afferma: “Leggendo il documento viene difficile pensare che si tratti di un questionario anonimo, già solo per i continui riferimenti ai dati personali raccolti”. Senza tralasciare che ai gestori del servizio verrà fornito anche l’indirizzo Ip così da indentificare la provenienza della connessione. I dati verranno protetti e resi anonimi in un secondo momento? Non è dato di saperlo e così il consenso e l’utilizzo dell’app “in assenza di tali informazioni, sarebbe da intendersi irrimediabilmente viziato”. Che questo sia anche il dubbio della maggior parte dei lombardi che ancora non hanno scaricato AllertaLom? Nella lotta al coronavirus i cittadini hanno accettato di rinunciare per un lasso di tempo, seppur non quantificato, alle proprie libertà individuali ma i numeri dicono che non sono ancora pronti a rinunciare al proprio privato. Oggi la certezza è che i lombardi sono diffidenti. Forse, perché “la fiducia è bene, il controllo è meglio” e passare a Lenin è un attimo.

Angela De Rosa

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