Negli ultimi giorni, complici anche le polemiche rispetto alle iniziative del governo per incentivare l’uso della moneta elettronica, si è riaperto il dibattito anche riguardo lo shopping online in Italia, che avviene ancora a livelli più bassi rispetto ad altri paesi europei. Se questo è indubbiamente vero, anche perché esso ha iniziato a diffondersi più tardi, è altrettanto vero che esso registra una crescita costante su tutto il territorio, compreso il meridione tradizionalmente più ostico rispetto a questa modalità di acquisto.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, che riporta una ricerca di Netcomm, il consumatore non arriva sempre all’acquisto visitando il sito del brand (avviene nel 17,3% dei casi), ma anche tramite i tradizionali motori di ricerca (19%), comparatori di prezzi (17,1%). Ma, sempre secondo quanto riportato dal presidente di Netcomm Roberto Liscia, l’80% degli utenti prima di procedere all’acquisto compie un “customer journey”, informandosi e documentandosi rispetto al prodotto che sta cercando, anche tramite siti di recensioni e guide, come ad esempio il portale Habu. Insomma, uno dei principali cambiamenti dei comportamenti degli italiani che comprano in rete, è la ricerca di una maggiore consapevolezza e informazione rispetto a ciò che stanno cercando.

Una ricerca che, in un’ottica forse più tradizionalista, passa peraltro anche tramite un passaggio nei negozi fisici. Non è raro infatti il caso in cui un acquirente pur compiendo un acquisto online faccia un passaggio in un negozio fisico per poter vedere e toccare con mano l’oggetto o il servizio a cui è interessato. Questo avviene in modo preponderante per servizi bancari o finanziari (42,5%) e per cibo (35%) e abbigliamento (31,7%) mentre capita in modo meno frequente per viaggi e servizi di assicurazione.

Ma cosa acquistano online gli italiani? Sempre secondo la ricerca di Netcomm, il settore dell’informatica e dell’elettronica registra 5 miliardi con una crescita del 18%. Seguono l’abbigliamento, con 3,3 miliardi di incassi e una crescita del 16%, l’arredamento con 1,7 miliardi di crescita e un +26%, il cibo (1,6 miliardi e +39%). Il settore di viaggi e turismo è tuttavia quello con un maggiore fatturato, che si attesta a 10 miliardi, ma con una crescita più contenuta, dell’8%, rispetto agli altri settori citati.

Si tratta in ogni caso di percentuali di acquisti ancora lontani dal soppiantare i negozi fisici. Infatti, parliamo di un volume complessivo che interessa in Italia il 7% degli acquisti (6% per i beni fisici, 11% per i servizi). Ciò che interessa è tuttavia il trend di crescita costante, che potrebbe in pochi anni avvicinarsi a quello di altri paesi europei quali Francia, Germania e Regno Unito che da tempo hanno superato il 10% di penetrazione dell’ecommerce. Come dicevamo, dunque, l’Italia è in ritardo, ma fa segnare un costante sviluppo del commercio online. Se questo sia un bene un male, ovviamente, attiene anche a considerazioni personali. Certo è che la giusta risposta da parte dei commercianti tradizionali potrebbe essere non tanto il cercare di fermare un cambiamento che pare essere difficilmente arrestabile, ma cercare essi stessi, laddove possibile, di affiancare alla presenza fisica anche una online, sia attraverso ecommerce personali, che passando, come già stanno facendo molti, ai marketplace dei grandi big del commercio elettronico come Amazon.

Cristiano Coccanari

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