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Stato dell’economia nel mondo

Roma, 19 mar – Che cosa trasforma una nazione povera in una nazione ricca? Secondo i fisici dell’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr) di Roma, le nazioni sul cui futuro economico conviene scommettere sono quelle che nell’ultima ventina d’anni hanno saputo arricchire il paniere del loro export con prodotti complessi, cioè sofisticati o high tech, ma ancora non hanno incassato tutti i proventi generati da tale diversificazione delle merci.

Questo nuovo metodo potrebbe consentire di prevedere la crescita del Prodotto interno lordo (Pil) di ogni nazione del mondo. Lo studio, condotto assieme all’Università di Roma La Sapienza, si intitola “Previsioni in economia: la dinamica eterogenea di economic complexity” ed è uscito sull’importante rivista Plos One.

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Evoluzione temporale di una selezione di paesi nel piano Fitness-Pil per capita. Si riporta in modo qualitativo la posizione della ‘poverty’ e della ‘middle income trap’. La linea nera verticale indica approssimativamente il confine tra la regione caotica (a sinistra della linea) e quella laminare (a destra della linea).

I paesi che continueranno a crescere per almeno un altro decennio sono quelli che hanno accumulato un bonus di competitività sul mercato globale che ancora non si è tradotto in un proporzionale aumento di Pil”, sostiene Luciano Pietronero dell’Isc-Cnr che ha coordinato i ricercatori. “Il metodo mostra come alcuni paesi, che secondo visioni economiche più tradizionali si ritiene siano finiti nella paralisi economica, potrebbero invece esserne già fuori e vantare un’economia in crescita. Secondo le nostre previsioni, Cina e India continueranno a crescere stabilmente per almeno altri 10 anni, raggiungendo un Pil totale di 26 trilioni di dollari nel 2022. Nel continente africano, Senegal, Kenya, Madagascar, Uganda e Tanzania potrebbero ripercorrere le orme delle ‘Tigri Asiatiche’, mentre il Sudafrica rischia di essere invischiata nella ‘middle-income trap’ e Nigeria e Repubblica Democratica del Congo potrebbero finire nella ‘poverty trap’”.

Risultati che – aggiungiamo noi – sono solo apparentemente paradossali: Nigeria e Repubblica Democratica del Congo sono ricchissime di materie prime – idrocarburi e minerali – e, come altri paesi di analoga potenziale ricchezza, sono cadute nella trappola della monocultura economica fondata quasi unicamente sull’esportazione delle proprie risorse, rendendosi fortemente esposte alla crescente volatilità dei prezzi delle relative commodity, la cui estrazione – ad aggravare la situazione – è stata per lo più affidata (insieme alla maggior parte dei relativi proventi) a compagnie private o comunque estranee ai paesi di estrazione.

Il metodo “selective predictability scheme”, in controtendenza rispetto alle previsioni economiche standard, si basa sul confronto tra il valore monetario di una nazione (Pil pro capite) e la capacità del suo sistema produttivo di innovare e diversificarsi a partire dalle esportazioni globali (Fitness). “L’evoluzione e la competitività tra il 1995 e il 2010, misurate in tal modo, ci permettono di prevedere che le nazioni che cresceranno di più nel prossimo decennio sono quelle che hanno aumentato la loro Fitness prima che il Pil, accedendo così a mercati sempre più esclusivi e remunerativi”, spiegano Matthieu Cristelli e Andrea Tacchella dell’Isc-Cnr, coautori dello studio. “Il loro Pil, prima basso se paragonato alla Fitness, ha così iniziato a crescere e che continuerà a farlo per altri dieci anni”.

Il metodo è particolarmente utile agli investitori per capire quale tipo di evoluzione economica subiranno i “paesi emergenti” e per scovare quelli che diventeranno tali nei prossimi anni. “Guardando alla competitività come a una variabile non uni-dimensionale ma a due dimensioni, quella monetaria e quella misurata dalla fitness, si ottengono previsioni e informazioni inaspettate”, concludono i ricercatori. “Emergono dalle previsioni due macro-aree: una zona non caotica detta laminare, dove la Fitness determina la crescita, e una zona con i paesi le cui evoluzioni, a parità di Pil, risultano caotiche e determinate da fattori esogeni incommensurabili come mancanza di politica industriale, guerre civili, disastri naturali o eccessiva dipendenza dall’export di materie prime. L’evoluzione delle economie si evidenzia quindi come un sistema estremamente eterogeneo, anche quando le condizioni iniziali in termini di Pil risultino identiche”.

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Rappresentazione tipo-fluido della dinamica dei paesi nel piano Fitness-Pil per capita con le zone caotica e laminare evidenziate in rosso e in verde rispettivamente

Per una panoramica complessiva della dinamica di evoluzione dal 1995 al 2010 si rimanda al video disponibile su Nature Magazine e alla figura precedente, dove si riporta con una rappresentazione tipo-fluido la dinamica mostrata nella figura precedente e nel video segnalato.

Chiudiamo la notizia relativa a questa importante ricerca con una considerazione: se per la crescita occorre un export complesso, diversificato, sofisticato e tecnologico, l’Italia ne è stato l’esempio più brillante al mondo. Almeno finché avevamo la nostra moneta – prima dello sciagurato avvento dell’Euro – e le imprese di alta tecnologia costituivano il fiore all’occhiello dell’industria nazionale, cioè prima che venissero distrutte da Carlo De Benedetti (Olivetti) o privatizzate a saldo d’occasione nel disgraziato ultimo decennio del secolo scorso.

La scheda della ricerca

Chi: Istituto dei sistemi complessi (Isc-Cnr) di Roma, Università di Roma La Sapienza

Che cosa: studio “Previsioni in economia: la dinamica eterogenea di economic complexity”, Plos One.

Riassunto: Secondo i fisici dell’Istituto dei sistemi complessi del Cnr, conviene scommettere sulle nazioni che hanno saputo diversificare il loro paniere con prodotti sofisticati o high tech, ma ancora non hanno incassato i proventi generati. Secondo le previsioni della ricerca uscita sulla rivista Plos One, Cina e India continueranno a crescere raggiungendo i 26 miliardi di dollari nel 2022, Senegal, Kenya, Madagascar, Uganda e Tanzania stanno uscendo dalla paralisi economica, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo ci potrebbero finire presto.

Francesco Meneguzzo

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