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agenzia delle entrateRoma, 18 mar – Milleduecento dirigenti dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Dogane decaduti dalle proprie funzioni per effetto della sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale, e l’intera attività dell’amministrazione finanziaria a serio rischio paralisi a tempo indeterminato. Questo è l’esito di una lunga diatriba che aveva prima interessato la giustizia amministrativa con due sentenze, una del Tar del Lazio (sentenza n. 07636 del 2011) e una del Consiglio di Stato (sentenza n. 5451 del 2013)  che avevano dichiarato l’illegittimità delle nomine dirette a dirigenti di semplici funzionari delle agenzie fiscali.

Il motivo è presto detto: l’accesso alla carriera dirigenziale pubblica deve essere effettuato solo tramite concorso mentre l’istituto dell’incarico ad personam può essere utilizzato solo in casi di estrema necessità e per brevissimi periodi di tempo in attesa di ricoprire quel posto tramite concorso. Peccato che in Agenzia delle Entrate, ad esempio, siano oltre venti anni (cioè da quando ancora l’agenzia non esisteva ed era ancora ministero delle Finanze) che non viene effettuato un concorso da dirigente.

Il Governo Monti era intervenuto sulla questione con l’articolo 8, comma 24, della legge 26 aprile 2012 n. 44 con il quale, nella sostanza, contraddicendo la sentenza del TAR del Lazio veniva disposta una sanatoria ex post degli incarichi affidati senza concorso pubblico e, in attesa dell’espletamento delle nuove procedure concorsuali, era stata pure autorizzata l’attribuzione «diretta» di ulteriori incarichi dirigenziali a funzionari delle stesse Agenzie

Avevamo già a suo tempo denunciato questa situazione patologica, adesso il bubbone è esploso con la dichiarazione di incostituzionalità della suddetta che mette a repentaglio l’intera operatività delle agenzie. Al di là dei problemi operativi, la cosa ancora più grave è il danno d’immagine che ne deriva all’intera macchina che gestisce le entrate erariali dello Stato. Un danno d’immagine rimarcato dallo stesso giudice costituzionale quando sottolinea l’aggiramento delle regole da parte dell’Agenzia delle Entrate. E viene da chiedersi con quale legittimità morale un ente pubblico non economico vada adesso a contestare ai contribuenti l’elusione e l’abuso del diritto dopo che è stato accusato esattamente della stessa pratica illegale.

Viene anche da chiedersi di cosa ne sarà degli atti impositivi firmati dai dirigenti dichiarati “abusivi”. Pare che vengano fatti salvi laddove la sentenza stabilisce che “la funzionalità delle agenzie non è condizionata dalla validità degli incarichi dirigenziali previsti dalla disposizione censurata”, ma ancora è tutto da vedersi.

A questo punto, l’unica cosa certa è il caos in cui sono piombate l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Dogane, due dei maggiori organi di polizia tributaria in Italia e non sarà facile uscire da questa situazione di impasse se si considera che il governo non potrà tentare nuove sanatorie legislative essendo bloccato da due pronunce dei massimi organi amministrativi e costituzionali italiani.

Walter Parisi

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