Recentemente Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica del governo Draghi, ha chiarito che il nostro Paese deve considerare strategico l’obbiettivo della completa integrazione tra l’«identità digitale» e la Pubblica amministrazione cosiddetta «smart». Al netto dagli inglesismi, l’idea di fondo è quella di «mandare in pensione» una Pubblica amministrazione basata sulla prossimità territoriale, sull’interfacciarsi con utenti spesso spaesati, con un personale formato decenni prima o assunto in tempi di vacche grasse, nel solito gorgo tra uffici e contro-uffici che spesso generano quella sensazione di kafkiano smarrimento per la quale la Pubblica amministrazione italiana è solitamente conosciuta.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di maggio 2022

Un mondo più «smart»?

Sostituirla con cosa, però? Con un meccanismo basato sull’idea di identità digitale – cioè il legame sicuro e univoco tra una persona fisica e le sue risorse digitali – e sulla «scalarità» dei servizi online: diremo dunque addio alle code e agli uffici delle anagrafi comunali, dal momento che diverrebbe possibile centralizzarli facilmente a livello provinciale, regionale o addirittura a livello nazionale. Per molti aspetti, le potenzialità che si celano dietro l’identità digitale sono il sogno bagnato degli ottimisti della tecnologia: è possibile raccogliere ogni tipo di dato di un singolo utente, integrarlo e utilizzarlo per qualunque cosa.

Alla vostra identità digitale sarà associata la vostra storia clinica, ma anche quella fiscale o la fedina penale; e allo stesso tempo diverrà la chiave di accesso alla rete o alla possibilità di fare acquisti online. Senza entrare nel dettaglio degli aspetti positivi – di cui non vorremmo parlare, perché ci verranno illustrati con dovizia di particolari e toni eccessivamente trionfalistici da tutti i governi impegnati in questa crociata – siamo più interessati a parlare delle criticità del progetto.

La rivoluzione 4.0

Esistono almeno due questioni da rilevare: una immediata, sostanzialmente di politica spiccia, e una più complessiva e strategica, che riguarda il rapporto in sé tra cittadino e Stato. In merito alla prima, rileviamo solo che tutto questo incremento di attenzione per la «virtualizzazione della Pubblica amministrazione» va comunque di pari passo con lo smantellamento dello Stato sociale e della prossimità tra cittadino e istituzioni: verrà raccolta una maggior mole di dati sanitari, integrati con maggiori informazioni etc., ma si è già deciso, ad esempio, che il caro, vecchio dottore di paese/medico della mutua verrà sostituito da «centri medici multifunzionali», che non saranno distribuiti in ogni paese o quartiere, ma indicativamente ogni 40mila abitanti. (Quelli che il Pnrr ha chiamato con grande sforzo intellettivo «case di comunità»). Oppure si potranno ottenere documenti tramite applicazione, ma centinaia di migliaia di uffici comunali potranno scomparire. E questi sono solo due esempi.

Ma è la seconda questione ad essere più rilevante. Lo abbiamo visto con il green pass, introdotto per velocizzare il processo e la struttura che reggono l’identità digitale e non per «motivi sanitari», come è oramai noto a tutti: il rischio è quello di consegnare uno strumento formidabile di controllo sociale a classi dirigenti che sono sostanzialmente senza controllo e senza alcun rispetto per i diritti o le contestazioni della popolazione.

I pericoli dell’identità digitale

L’identità digitale, unendo univocamente una persona fisica a un insieme di dati e al tracciamento delle attività nel mondo virtuale, si presta concettualmente al fatto che, ad esempio, chiunque abbia fatto apprezzamenti pro-Russia o si sia macchiato di propaganda no-vax o di qualsiasi altro «crimine», può essere punito in modo automatico, amministrativo.

Che la repressione e la gestione dell’ordine pubblico siano passate da tema «giuridico» a tema «amministrativo» è argomento vero da più di un decennio, ma negli ultimi due anni il processo si è quasi completamente concluso in tutto l’Occidente. In Canada abbiamo visto che la partecipazione a manifestazioni non autorizzate ha comportato il blocco di conti correnti e la sospensione delle patenti. Con lo strumento dell’identità digitale, questa tendenza raggiungerebbe un livello difficilmente immaginabile. Si potrebbe identificare e punire, ad esempio, chi ha…

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