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Ormai le telecamere sono diventate una presenza quasi costante nelle nostre vite, al punto da esserci quasi del tutto abituati al loro occhio indiscreto. Nei luoghi pubblici, infatti, sono ormai obbligatorie per questioni di sicurezza, e il loro uso sta diventando sempre più diffuso anche nella sfera privata.

Per quanto riguarda quest’ultimo campo di applicazione, però, bisogna tenere conto della legge; dal momento le problematiche legate alla diffusione delle telecamere di sorveglianza nei locali pubblici e privati cominciarono a palesarsi già verso la fine del 2000, il Garante per la protezione dei dati personali ha stilato un decalogo di norme da osservare strettamente, in modo da non violare la privacy e incorrere in problemi di natura penale.

 

Le restrizioni in ambito domestico e privato

Nell’ambito della videosorveglianza, sia pubblica sia privata, i sistemi più diffusi sono rappresentati dalle telecamere collegate a un videoregistratore, mediante cavo o tramite rete Wi-Fi; e queste ultimi stanno rapidamente sostituendo i sistemi cablati grazie alla loro facilità d’installazione.

Nel privato il rischio di violazione della privacy è inferiore; ciò non toglie che esistano comunque delle restrizioni e che le aree sottoposte a videosorveglianza debbano essere “notificate” agli eventuali visitatori mediante l’esposizione, in zone ben visibili e sul limitare della zona d’interesse, di appositi cartelli che segnalano in maniera chiara e ben visibile che si sta per accedere a una zona dove sono presenti delle telecamere.

I cartelli devono essere esposti sia nel caso di telecamere situate internamente, in aree di accesso comune come l’ingresso principale degli immobili condominiali, l’interno degli ascensori, la tromba delle scale e i pianerottoli, sia quelle situate esternamente. Nella collocazione della telecamera, inoltre, bisogna fare in modo che la stessa non inquadri zone estranee a quella di pertinenza del proprietario.

Per fare un esempio pratico, quindi, nel caso si voglia piazzare una telecamera domestica come quella descritta sul sito https://fabiolosa.com/victure-pc530-recensione/ all’esterno di un appartamento situato in un condominio, in modo da controllare la zona antistante la porta d’ingresso, questa dovrà montata in modo da non riprendere la porta dell’appartamento vicino oppure la tromba delle scale.

Lo stesso tipo di restrizione è valido per le telecamere installate esternamente nelle proprietà private, per controllare giardini o ingressi; il loro posizionamento deve essere studiato in modo da evitare la ripresa diretta di aree ad accesso pubblico, quindi la strada antistante o le proprietà confinanti.

 

La videosorveglianza negli ambienti di lavoro

Fatta eccezione per le banche, gli uffici, gli ospedali e altre strutture pubbliche, le restrizioni descritte in precedenza, per quanto riguarda l’installazione nelle proprietà private, sono valide anche per i negozi e le attività commerciali.

In ambito lavorativo, infatti, l’uso delle telecamere è soggetto a norme ancor più restrittive, sia per la salvaguardia della privacy dei clienti sia per evitare che le registrazioni video siano utilizzate come strumento di controllo per i lavoratori invece che per il loro scopo primario di sicurezza.

Le telecamere, quindi, devono essere posizionate in luoghi chiaramente visibili, ma non possono essere installate nelle aree dove i dipendenti o il titolare eseguono il lavoro, né puntate sulle postazioni adibite allo stesso; inoltre alle entrate devono essere esposti i cartelli che indicano la loro presenza all’interno del locale.

 

La tutela dei dati personali e le violazioni latenti

Anche il trattamento e la conservazione delle registrazioni video effettuate con i sistemi di videosorveglianza, sia in ambito lavorativo sia domestico, sono sottoposti a rigide normative.

In linea di massima è proibita la conservazione delle registrazioni per un periodo di tempo superiore alle 24 ore a partire dal momento in cui sono state realizzate; esistono però delle prescrizioni specifiche che possono essere applicate in determinate circostanze, ma sempre previa richiesta di autorizzazione al Garante per la protezione dei dati personali.

In realtà il rischio di infrangere le restrizioni vigenti in materia di videosorveglianza è più alto di quanto si pensi e le violazioni latenti, cioè quelle commesse senza la piena consapevolezza di stare infrangendo la legge, sono moltissime, soprattutto in ambito domestico e nel lavoro.

In molti casi, infatti, il proprietario delle telecamere è passibile di denuncia e di sanzioni non soltanto pecuniarie, ma anche penali. In ultima analisi, quindi, chi ha l’intenzione di installare un sistema di videosorveglianza domestico per sentirsi più sicuro in caso di furti o aggressioni, potrebbe incorrere in seri problemi se attua le dovute precauzioni e opera entro i limiti di legge.

In questo caso una buona soluzione potrebbe essere rappresentata dalle finte telecamere, che vengono posizionate in zone ampiamente visibili allo scopo di funzionare da deterrente per eventuali malintenzionati.

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