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Roma, 15 gen – Da un articolo recentemente apparso sul Journal of Neurophysiology si apprende di uno studio teso a rilevare la stretta connessione tra corteccia cerebrale e attività muscolare.

A un campione di 29 volontari sani è stata ingessata la mano non dominante per quattro settimane. A un gruppo di 14 è stato poi chiesto di svolgere mentalmente per cinque giorni a settimana esercizi che richiedessero l’impiego della forza del braccio bloccato (ad esempio sollevare un peso).

Al termine del periodo di stop è dunque emersa una percentuale considerevolmente minore di perdita di forza nei soggetti che immaginavano di allenarsi rispetto a coloro a cui non era stato detto di farlo. Rispetto all’inizio dell’esperimento, 14 volontari avevano perso il 25%, gli altri 15 il 45% della forza del braccio.

“Si è ampiamente evidenziato che si attivano le stesse parti del cervello impiegate nell’attività muscolare anche quando l’attività viene immaginata”, ha spiegato Brian Clark, professore di fisiologia  alla Ohio University e principale ideatore dell’esperimento. “Il dato principale è che l’immaginazione permette al cervello di mantenere quelle connessioni”.

Secondo il prof. Clark dunque l’idea comunemente diffusa che la forza muscolare sia primariamente determinata dalla massa è come minimo incompleta, poiché il sistema nervoso è integralmente correlato alla performance muscolare.

D’altra parte il muscolo inizia a crescere e la forza inizia ad aumentare solo dopo che il sistema nervoso e il corpo hanno memorizzato il movimento da compiere per vincere la resistenza del peso. Nel mondo del culturismo, per esempio, è preferibile insistere con pochi fondamentali (squat, panca piana, stacchi integrati da trazioni, bicipiti e poco altro) che coinvolgono un alto numero di muscoli, piuttosto che concentrarsi sui complementari che servono a sviluppare muscoli isolati e specifici. Questo perché ogni movimento, per portare risultato, deve essere prima imparato dal corpo. E un esercizio imparato bene porta buoni frutti.

Lo studio dell’Università non mostra, come è stato detto da qualche giornalista frettoloso, che immaginare l’esercizio fisico faccia aumentare la forza – perché così evidentemente non è o non emerge dall’esperimento -, ma che il cervello può rallentare o fermare l’atrofia muscolare.

“Ciò che il nostro studio suggerisce, ha precisato il prof. Clark, è che l’esercizio mentale può essere un mezzo utile a prevenire o rallentare l’indebolimento dei muscoli quando un problema di salute limita o restringe la mobilità di una persona”.

Questo esperimento dimostra dunque l’importanza della memoria muscolare nella riabilitazione neurofisiologica e nel prevenire gli effetti dell’invecchiamento.

Francesco Boco

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