navicella IxvRoma, 11 feb – Portare l’Europa all’autonomia spaziale, è questo l’ambizioso obbiettivo del veicolo sperimentale intermedio Ixv (Intermediate eXperimental Vehicle, appunto), che l’Esa sta lanciando oggi dalla base di Kourou, nella Guyana francese, utilizzando un lanciatore Vega.

Il velivolo è attualmente solo un dimostratore tecnologico, ma è un passo importantissimo per la realizzazione di un veicolo di rientro. “E una sfida nuova per noi europei. Finora non avevamo sviluppato la capacità di realizzare navicelle in grado di rientrare dallo spazio” ha infatti ribadito Giorgio Tumino, program manager di Ixv.

IXV_flight_profileSecondo i piani di missione, dopo la fase di decollo (avvenuto alle 13:00 CET) la navicella Ixv entrerà in traiettoria suborbitale ad un’altezza di circa 320 km e dopo aver raggiunto l’altezza massima di 412 km, inizierà la fase di rientro verso terra. In questa fase la navicella effettuerà alcune manovre per passare da velocità ipersonica a supersonica, successivamente mediante tre paracaduti (che si aprono ad un’altezza di 30 km)avverrà il passaggio in regime subsonico fino a portare l’Ixv alla velocità di splash-down ( ovvero l’ammaraggio) di 6 metri al secondo. Un ora e quarantadue minuti estremamente importanti per l’industria spaziale europea ed italiana.

Lo confermano le parole di Roberto Battiston, il presidente dell’Agenzia Spaziale Europea: “È la prima volta nella storia che un velivolo europeo effettua un rientro controllato e manovrato nell’atmosfera terrestre: IXV rappresenta un passo fondamentale per il futuro del trasporto spaziale e una conquista, sia per l’Italia sia per l’Esa. Con la missione Ixv si avvia lo sviluppo di futuri veicoli di rientro riutilizzabili , destinati al volo orbitale e suborbitale, che vede l’Italia al primo posto in Europa grazie ai contributi del sistema della ricerca, con il Cira a Capua, e dell’industria nazionale, con Thales Alenia Space Italia a Torino, città nella quale dal centro di controllo di Altec seguirà l’andamento della missione”.

Con i dati raccolti sarà infatti possibile studiare e produrre sistemi di rientro riutilizzabili efficienti che consentiranno di svolgere svariate e preziose attività come ad esempio il recupero di detriti oppure il trasporto di rifornimenti e astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Per quanto concerne il nostro Paese, in particolare, vediamo dunque la ditta Thales Alenia Space- Italia, impegnata nel ruolo di prime contractor e system design authority, alla guida di oltre 40 aziende europee. L’Agenzia spaziale italiana che, oltre ad aver seguito dal suo centro Altec di Torino tutta la missione di Ixv, ha partecipato in collaborazione con il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali a diverse fasi di sperimentazioni (tra cui quella aerodinamica, termofluidodinamica, e di controllo del volo). Il Cira ha anche guidato il drop and recovery system test.

Cesare Dragandana

 

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