Titoli derivati, Italia prima in Europa per esposizione
Maria Cannata, Capo della Direzione del Debito pubblico del Ministero dell’economia

Roma, 12 feb – L’allarme è stato lanciato ieri durante l’audizione alla Commissione Finanze della Camera da Maria Cannata, Capo della Direzione del Debito pubblico del Ministero dell’economia: l’Italia vanta il primato in Europa per esposizione nei confronti dei derivati, strumenti finanziari sottoscritti dal Tesoro per proteggersi dalle fluttuazioni dei tassi di interesse o del cambio sui quali il Parlamento, attraverso l’ufficio di Bilancio, ha chiesto maggiore trasparenza.

L’Italia risulta prima in Europa per contratti pari ad un valore di 163 miliardi di euro. Un conto negativo che già a settembre presentava la ragguardevole cifra di 36,87 miliardi, in pratica la cifra che lo Stato italiano avrebbe dovuto scucire se quella massa di derivati fosse stata chiusa in quella data. E ciò non è detto che possa avvenire durante il corso del 2015.

Tredici sono i contratti derivati stipulati dal Ministero dell’economia che presentano clausole di chiusura anticipata legata al valore di mercato. Una bomba a orologeria sulla quale siamo seduti tutti quanti perchè investe i nostri conti pubblici creando potenzialmente dei buchi di bilancio difficilmente sanabili visti gli importi.

Ricordiamo che i derivati sono una tipologia di prodotto finanziario molto simile a dei contratti il cui valore dipende da quello di un’altra attività o da un parametro finanziario, per esempio da un indice di borsa ma anche da un tasso d’interesse o da un tasso di cambio. I derivati sono dunque una specie di assicurazione ma anche una scommessa e di solito, a parte i casi di speculazione finanziaria, vengono acquistati da chi vuole tutelarsi contro un determinato rischio. Ma come tutte le ‘assicurazioni’, però, i derivati si basano su una scommessa di fondo che potrebbe rivelarsi alla fine sbagliata.

Sebbene la responsabile del debito pubblico italiano abbia assicurato tutti in Commissione Finanze della Camera, affermando che solo per 4 contratti su 13 c’è il rischio che le banche possano chiedere l’estinzione anticipata da qui al 2018, il dubbio resta in ragione dell’elevato importo a cui è esposta la nostra nazione.

Giuseppe Maneggio

 

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