fvboomRoma, 6 feb – Secondo il presidente onorario del Coordinamento Free Giovan Battista Zorzoli, uno dei massimi esperti italiani di energia, interpellato dalla rivista specializzata Qualenergia, nel 2014 in Italia sono stati installati impianti fotovoltaici per una potenza complessiva intorno a 1400 MW, nonostante la fine degli incentivi in conto energia e la disponibilità “soltanto” dello scambio sul posto e della detrazione fiscale del 50% applicata anche a tutti gli altri interventi di efficientamento energetico, in particolare nell’edilizia, e valida solo per piccoli impianti fotovoltaici. Nonostante, inoltre, le fortissime e sovente ingiustificate restrizioni alla installazione di pannelli solari variamente motivate con ragioni storiche, artistiche e ambientali.

L’Italia conferma quindi il proprio primato solare, nonostante che i governi dall’ultimo Berlusconi in poi abbiano fatto di tutto per bloccarlo o almeno rallentarlo.


In base a questa stima “potremmo concludere che, semplicemente avvalendosi dello scambio sul posto, dei vantaggi dell’autoconsumo, per i piccoli impianti dell’ecobonus, la potenza fotovoltaica è in grado di crescere di circa 1000 MW all’anno, un valore che corrisponde a quello assunto nelle proiezioni al 2020 della Sen [strategia energetica nazionale, ndt]”, commenta il presidente onorario di FREE.

Rimandando all’articolo di Qualenergia per gli interessanti dettagli sulla stima della nuova potenza fotovoltaica installata, in esclusiva su queste colonne abbiamo rappresentato le serie annuali dal 2006 della domanda elettrica complessiva, coperta in parte anche con le importazioni di elettricità dall’estero, della produzione termoelettrica convenzionale (petrolio, carbone e gas, in ordine crescente d’importanza), dei contributi percentuali alla domanda complessiva offerti da tutte le fonti rinnovabili (idrica, da biomassa, geotermica, eolica e fotovoltaica) e, separatamente, dalla sola fonte fotovoltaica, incrociando i dati ufficiali forniti da Terna (consuntivi mensili) e dal Gse (rapporti statistici) .

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Elettricità: domanda, produzione convenzionale e contributo rinnovabile

Nel grafico in alto, emerge la riduzione del 10% nel periodo considerato della domanda complessiva, di cui più volte abbiamo scritto su questo giornale, e il vero e proprio crollo verticale della produzione termoelettrica convenzionale, che ha totalizzato oltre il 40% di ribasso dal 2008, particolarmente accentuato tra nel 2009 e successivamente dal 2012 a oggi, certamente in corrispondenza delle fasi più acute di diminuzione della domanda complessiva, ma anche e soprattutto degli incrementi percentuali più importanti dei contributi da parte delle fonti rinnovabili, resi evidenti dal grafico in basso.

Se nel 2007 le fonti rinnovabili contribuivano per il 16% alla domanda elettrica, nel 2014 il rispettivo valore ha quasi raggiunto il 38%, superando invece il 43% in rapporto alla produzione nazionale.

Tra tutte le fonti rinnovabili, il solare fotovoltaico, partito da una percentuale praticamente nulla nel 2008, ha superato nel 2014 il 7,5% della domanda complessiva, raggiungendo quasi il 9% della produzione nazionale, grazie ai 23,3 TWh prodotti rispetto ai 309 kWh consumati e ai 268 TWh prodotti, un livello di produzione che pone la fonte solare al secondo posto dopo quella idrica, la cui generazione annuale ha oscillato tra 38 TWh e 58 TWh.

Sebbene molto rallentata rispetto agli enormi balzi in avanti del biennio 2011-2012, la crescita delle installazioni fotovoltaiche in assenza di incentivi specifici sta dimostrando un ottimo potenziale, tale da farle guadagnare quasi un punto percentuale all’anno rispetto alla copertura della domanda elettrica e proiettandosi verso il 12% intorno all’anno 2020 anche in assenza di misure di sostegno.

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Dott. Mario Pagliaro – Polo Solare della Sicilia

Sulla situazione e le tendenze di un settore che era arrivato a occupare, direttamente e indirettamente, almeno 200 mila persone, e che oggi trattiene ancora almeno un quarto della forza lavoro sviluppata negli anni del boom, abbiamo interpellato il Dott. Mario Pagliaro, direttore del Polo solare della Sicilia: “Il fotovoltaico è diventato una commodity. Come i telefonini e le scarpe da ginnastica, i pannelli sono in larga parte prodotti nel sud-est asiatico, e primariamente in Cina (ma anche a Taiwan, in Giappone, in Malesia e nelle Filippine)” sostiene Pagliaro, che aggiunge: “Ma a differenza dei telefonini, che consumano reddito ed energia elettrica, i pannelli generano senza inquinare abbondante energia elettrica consentendo a chi li usa di risparmiare per decenni il costo del suo acquisto. I pannelli, infatti, durano almeno 30 anni, e sono certificati per dare dopo 25 anni almeno l’80% dell’output di energia erogato al momento dell’acquisto. Di nuovo, confrontateli con l’altra tecnologia microelettronica che tutti abbiamo in tasca – il telefonino – per comprendere la robustezza e l’impatto dirompente di questa tecnologia”.

In quanto alla cattiva immagine pubblica cui il solare è soggetto da parte di molta stampa, che imputa al suo sviluppo il presunto caro-bollette italiano, Pagliaro chiosa: “In realtà avviene il contrario: come abbiamo rigorosamente dimostrato in uno studio pubblicato la scorsa estate su una prestigiosa rivista scientifica, per ogni GWh in più di energia ottenuta dal fotovoltaico ed immessa nella rete elettrica, il prezzo del MWh (1000 kWh) all’ingrosso cala di quasi 3 euro ”.

Quando si parla di sovranità energetica nazionale, non si dovrebbe quindi prescindere da un dato di realtà oggettivo e innegabile: in silenzio e quasi in punta di piedi, le fonti rinnovabili stanno avviandosi a coprire almeno la metà del fabbisogno complessivo, e tra queste il solare fotovoltaico emerge come la singola fonte rinnovabile più promettente e autonoma per un futuro di autosufficienza.

Francesco Meneguzzo

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