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OLDENBURG_1_76a43265-7803-45a7-a65f-dc3239c8a1a0-012Berlino, 2 giu – L’integrazione ci ha abituati a numerose sorprese, specialmente in Germania. Tutti ricorderanno le ruberie e gli stupri nella notte di capodanno a Colonia, perpetrate dai profughi ai danni di cittadine tedesche, poco dopo che la Merkel aveva varato in grande stile (e a forza di selfie) le politiche dell’accoglienza. Un caso isolato? Colpa dell’alcol? Non proprio, visto che anche dopo la famigerata notte di San Silvestro, le angherie e i soprusi degli immigrati sono continuati, sebbene in forma meno clamorosa.

Senza però arrivare per forza a casi drammatici come stupri e omicidi, il livello di integrazione si può saggiare anche in altri contesti che dovrebbero essere quanto mai “distensivi”. Ci riferiamo nello specifico all’11° edizione dell’Afrika Cup, che si è svolta recentemente a Oldenburg, in Bassa Sassonia. Si tratta di un “torneo di calcio contro la violenza e il razzismo”, a cui hanno partecipato profughi e abitanti della zona di origine africana. All’evento hanno presenziato all’incirca 600 spettatori.

Insomma, ci può essere qualcosa di più tranquillo di un torneo di calcio pensato all’insegna di fair-play, integrazione e danze etniche? A quanto pare no. Infatti, durante la partita tra le compagini di Egitto ed Eritrea le cose sono andate storte. Il risultato era di 7-1, e quindi c’era da aspettarsi che in un match senza più storia l’agonismo non potesse che diminuire. E invece, a seguito di un fallaccio, gli spettatori invadono il campo e scoppia il finimondo. Prima insulti e ingiurie, poi un gruppo di circa 15 persone viene addirittura alle mani, non lesinando calci e pugni. Risultato: entrambe le squadre vengono squalificate dal “torneo contro la violenza e il razzismo”. E che sarà mai, dirà qualcuno, sono cose che possono succedere, sarà un caso isolato. Non è esattamente così: dopodomani si svolgeranno le semifinali, a cui la squadra della Nigeria ha potuto direttamente accedere grazie alla squalifica di Egitto ed Eritrea. Ebbene, proprio la Nigeria, nell’edizione di quattro anni fa, si era distinta per aver pesantemente insultato l’arbitro, tanto da portare alla sospensione della partita. Tu chiamala se vuoi “integrazione”.

Giovanni Coppola

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