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padoan crescitaRoma, 2 giu – “La crescita accelera, sarà maggiore l’anno prossimo. L’economia italiana ha svoltato. Certo non sono soddisfatto. Il governo farà di più e proseguirà a tagliare le tasse”. Pier Carlo Padoan è quasi raggiante nel pronunciare – intervistato da SkyTg24 – queste parole, quasi senza prendere fiato. Una sicurezza, quella del ministro, che deriva dai dati sul Pil che, almeno per i primi mesi dell’anno, non sembra voler invertire la rotta al di sotto dello zero.



Se confrontati con i tracolli del 2009 e del 2012, i numeri sono certamente più lusinghieri. Quanto, però? Trimestre su trimestre, il Pil mostra +0.3%, che diventa +1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno con la crescita acquisita per il 2016 a quota +0.6%. La ripresa c’è – è indubbio – ma non basterà a risollevare le sorti dei conti nazionali. Un po’ asfittiche le percentuali per tirar fuori termini come “accelerazione” e “svolta”, per le quali i numeri dovrebbero essere più robusti. L’Ocse prevede +1% quest’anno e +1.4% per l’anno prossimo. Ammesso e non concesso che le previsioni siano rispettate, siamo comunque sempre sotto quel +2% che non è solo soglia psicologica ma anche “sbarramento” tecnico per dire che abbiamo davvero riagganciato la crescita. Al di sotto – e Padoan lo sa benissimo, dato che ha studiato queste dinamiche per una vita – c’è ripresa ma senza crescita, come dimostra ad esempio il dato sulla disoccupazione che non sembra abbia intenzione di calare sensibilmente attorno a valori accettabili: il rischio di crescita senza occupazione è dietro l’angolo e sta a significare che i fondamentali sui quali si poggiano i dati positivi sono in realtà fragilissimi.

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D’altronde, anche Monti annunciava l’uscita dell’Italia dalla recessione. Di più: celebrava il risanamento del paese e la messa in sicurezza delle finanze pubbliche grazie alla legge Fornero. Padoan stia attento a non peccare di arroganza, ci è già andata (molto) male una volta.

Filippo Burla

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