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Cosa può avere a che fare il decreto legge che ha imposto il lockdown in Italia con le separazioni e i divorzi di due coniugi? A quanto pare molto, almeno secondo quanto ci dice l’AMI, associazione matrimonialisti italiani, presieduta dall’avvocato Gassani.

Separazione e divorzio sono infatti aumentati, anche in presenza di figli minori e nonostante parecchi coniugi fossero economicamente non autosufficienti.

Boom di separazione personale: gli effetti della convivenza forzata

Quando si dice che il proprio coniuge ‘va preso con le molle’ ci si riferisce alla condizione per cui un atto di matrimonio sembra più saldo se i membri della coppia non si vedono spesso. Cosa accade invece se i due sono costretti a dividere le giornate per 24 ore su 24 e 7 giorni su 7? Accade quello che è successo nel nostro Paese, cioè il boom di scioglimento del matrimonio, con molti separati consensualmente e in condizione di negoziazione assistita da parte del legali.

La convivenza forzata ha cementificato le unioni che già erano solide, ma ha definitivamente disgregato quelle traballanti. Il Consiglio nazionale forense ha però recepito la particolarità della situazione imposta dal confino, con una sostanziale modifica delle condizioni che pongono fine agli effetti civili del matrimonio.

Basti pensare che è ora lecito presentare e proporre tramite il proprio avvocato un accordo di separazione anche a mezzo mail. Sono le udienze cosiddette ‘virtuali‘, che nulla però modificano in quanto alle condizioni di separazione come potrebbe essere un eventuale assegno di mantenimento in presenza di figli o dei trasferimenti patrimoniali in presenza di beni immobili da dividere.

Il monito degli avvocati matrimonialisti: attenzione allo stress

C’è da dire un’altra cosa però. La cessazione degli effetti civili di un matrimonio non può prescindere da quelli emotivi. È il motivo per cui molti avvocati matrimonialisti come avvocatofedericataiola.it stanno lanciando un appello alle coppie ‘scoppiate’. Il consiglio è quello di far trascorrere del tempo prima di prendere una decisione drastica come il divorzio che comporta ad esempio patti di trasferimento patrimoniale o affido condiviso della prole.
Il carico di stress a cui siamo stati sottoposti per via dell’isolamento e della convivenza forzata potrebbe cioè indurre a non valutare con obiettività la situazione.
In sostanza va capito se ci si trova di fronte a una vera crisi insormontabile o se è possibile recuperare il rapporto, anzi migliorandolo.

I numeri del resto parlano chiaro: secondo l’Associazione nazionale divorzisti, solo nel 2020 le separazioni sono aumentate del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Una vera e propria emergenza famigliare, se si considera che il 30% di quelle richieste di separazione è stato caratterizzato da una denuncia per violenza domestica.
Molto interessante poi la considerazione che tanti matrimoni sono finiti perché l’infedeltà di uno dei due coniugi è venuta allo scoperto.

Qualche dato sui divorzi in tempo di Covid

Continuando con l’analisi del fenomeno, c’è da sottolineare come in fondo si sia trattato di un caso prevedibile. Moltissime coppie infatti restano insieme, sottolinea Gassani, per convenienza, conducendo magari doppie vite che vengono fuori quando non le si può più nascondere. In altri casi, terribili, si sono cronicizzate situazioni di violenza che, qualora il maltrattante non era in casa, restavano latenti. Ad esempio si è registrato un aumento del 20% dei casi di femminicidio e un 70% di violenza.
Altro aspetto da considerare la differenza tra il Nord e il Sud.
Al Nord sono state più del doppio di quelle del Sud le separazioni che sono state recepite. Forse la mentalità più tradizionalista del meridione ha preservato la famiglia, oppure l’alternativa è che molte famiglie del Nord si reggessero su una facciata.
Infine, va ricordato anche come la chiusura dei Tribunali abbia inciso ancora di più sullo stress delle coppie in separazione, in attesa di giudizio per molti mesi.

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