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Roma, 4 dic – Ferzan Ozpetek torna al cinema e siccome ha un registro molto variegato mette di nuovo al centro del suo presepe da radical chic una coppia di omosessuali, interpretati, manco a dirlo, da due attori eterosessuali ma abbastanza piacenti da soddisfare tutti e due i “pubblici”: Stefano Accorsi e Edoardo Leo.

La Dea (s)Fortuna

Il film si chiama La Dea Fortuna e sebbene chi vi scrive non ha ancora avuto il piacere di visionarlo, dai trailer e dalle interviste a cast e regista sappiamo già che contiene alcuni elementi imprescindibili delle commedie italiane degli ultimi venti anni: una coppia di circa quarant’anni in crisi, un pranzo di famiglia e, dimenticavo, ovviamente la coppia in questione è omosessuale. Ma, ai fini della narrazione, secondo Accorsi questo non dovrebbe essere specificato e lo ribadisce nella sua intervista per Vanity Fair: “È una coppia omosessuale? Non importa. E non solo non è interessante sottolinearlo, ma rimarcarlo è stretto parente della discriminazione. Arturo e Alessandro si amano. E tanto basta. Si dice mai di una coppia formata da un uomo e da una donna “è una coppia eterosessuale?“. Rispondiamo noi dicendo che no, di solito non si specifica perché quella tra uomo e donna viene considerato un modello “basic” di coppia – inoltre, secondo il ragionamento di Accorsi, Ozpetek che ci ha praticamente improntato una carriera a narrare solo ed esclusivamente amori omosessuali, non è che si sta discriminando da solo?!

Più propaganda che neorealismo

Accorsi, nella nuova commedia agrodolce di Ozpetek interpreta Arturo che fa un mestiere d’intelletto, il traduttore. Edoardo Leo, invece, recita la parte del suo compagno, Alessandro che di mestiere è idraulico. E già lì si vede che Ozpetek tira la corda della credibilità; nessuno dubita che nella storia del mondo sia esistito un idraulico omosessuale, ma questo voler a forza attribuire mestieri da “macho” ai gay che sceneggia (come Accorsi che ne Le Fate ignoranti interpretava uno con il banco ai Mercati Generali di Roma) sembra più un’opera di propaganda che una vena neorealistica – come a dire, “ehi, noi gay siamo come voi, facciamo rudi lavori da veri uomini”.

“I gay possono essere genitori”

La strana coppia deve accogliere ad un certo punto due bambini, figli di Jasmine Trinca che tanto per cambiare fa una donna problematica (un clone di Margherita Buy, in pratica) e allora iniziano ad interrogarsi sull’opportunità di avere figli o meno – o, piuttosto, di farsene fare uno su “misura” da qualche utero in affitto. «Quelle dei connubi senza figli che si domandano se averli non rappresenti un attentato alla loro libertà e quelle che i figli invece li hanno e magari non si sono saputi trattenere dal litigare davanti a loro. Subliminalmente, senza armare tesi o manifesti sul tema, il film parla sicuramente anche della possibilità per i gay di essere genitori”. Dell’interpretare l’idraulico Alessandro, Leo racconta che «la sfida più difficile era legare una figura archetipica, legata nell’immaginario popolare alle barzellette più viste sulla seduzione femminile e alle commedie sexy degli anni ’70, a un uomo che ha fatto una scelta diversa” – e anche qui, il cavallo di battaglia dei gay (pur legittimo) che essere omosessuali non è una scelta ma un modo di essere, va a farsi benedire.

“Se fossero uomo e donna sarebbe lo stesso”

Dice ancora Leo: «Nel film balla soprattutto una questione spartiacque che vive all’interno di qualsiasi coppia, anche etero, senza figli. I bambini riescono in un piccolo miracolo laico. Distolgono lo sguardo di Arturo e Alessandro dall’infelicità di coppia e li costringono a posarlo su di loro. Arturo scopre che il suo compagno ha un innato e incredibile senso paterno” in pratica, come una donna media qualsiasi, se Se Arturo e Alessandro si chiamassero Gianna e Francesco, per la narrazione sarebbe identico. È solo amore. Il resto è definizione inutile. Curiosità morbosa”. Insomma, prima fanno della “curiosità morbosa”, anche un po’ melensa e scontata, la cifra stilistica dei film in cui appaiono (e questa definizione va bene per tutti i film di Ozpetek).

Ilaria Paoletti