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Roma, 9 gen – Achille Lauro fascista. O per lo meno “fa regali ai fascisti”. E’ bastato conoscere il nome del brano che il cantante capitolino porterà alla prossima edizione del Festival di Sanremo – l’evocativo titolo Me ne frego – perché lo tsunami della paranoia antifascista nostrana si riversasse sui social per mettere in croce la scelta del trapper. Così, a poco meno di un mese dall’inizio di un Festival già sferzato da critiche e polemiche, tutte di inutile matrice politica (dalla telenovela sulla partecipazione della Jebreal agli attacchi diretti a Rita Pavone – perché secondo i grand visir di tutti i progressisti è vietato apparire sul palco dell’Ariston se si hanno idee sovraniste), ecco un’altra tegola mediatica al sapore di vecchie zie dell’Anpi che si abbatte sulla kermesse ligure.

Un regalo ai fascisti

Il bello è che nessuno conosce ancora il testo della canzone – e, dato il personaggio, dubitiamo fortemente che possa contenere un messaggio apologetico – che verrà rivelato in diretta Rai solo il 4 febbraio prossimo: ma per la polizei sinistroide è già un regalo al fasciopopulismo dilagante, a Salvini, alla Meloni e alla pancia del Paese che non ragiona – mica come le sardine. Me ne frego non si dice nemmeno per provocazione, perché “basta l’idea”, perché “non si può sdoganare una frase che affonda le sue radici nel ventennio”. Fa niente se “me ne frego” la usano tutti comunque: non deve ritornare “pop”. Ma se divenisse pop, si svuoterebbe anche del significato originario, slegandosi completamente dal contesto che l’ha resa famosa, come sempre accade per i tormentoni. Quindi, di cosa si preoccupa la partigianeria culturale del Belpaese?

Il mondo non vi sopporta più

In realtà i terrori dei caviar chic terminali sono del tutto comprensibili, assediati come sono su tutti i fronti da un mondo che si sta progressivamente rompendo le palle dei loro diktat culturali. In un’Italia dove è considerata pericolosa e viene fatta sostituire la luminaria natalizia “Xmas” (abbreviazione inglese Christmas) perché potrebbe ricordare la Xmas, non ci aspettavamo altro che questo.

Mossa astuta

Nel frattempo, astutamente, Achille Lauro tace e sui social si limita a postare il ritratto e la biografia di San Francesco d’Assisi – ennesima provocazione pop da gettare nel calderone mediatico. L’ipotesi più plausibile, dunque, è che la giovane pop star capitolina (o chi per esso) abbia semplicemente colto la psicosi più gettonata del periodo e abbia deciso di cavalcarla mandando tutti in tilt nell’attesa: le beghine antifasciste e i barbogi “duri e puri” nostalgici del tempo che fu, che sono sentiti triggerati nell’animo peggio delle suddette beghine. Se così fosse, la sinistra ci è cascata con tutte le braghe. Ma sono solo supposizioni: ne sapremo di più il 4 febbraio prossimo.

Cristina Gauri 

6 Commenti

  1. Quindi se Ben fosse stato uso dire …. STI CAZZI , sarebbe un motto fascista ?????

    Bene compagnucci sardinati , io sono un FASCISTA e dico spesso STI CAZZI , quindi FIANAMENTE da oggi NON potete più usarlo ! stile Saluto Romano .

    Oh , ma questi veramente non ci stanno più col neurone che hanno nel cranio vuoto !

    Prima Zalone Nazi ,
    mò sto ragazzetto che di simil DX ha solo l’ origine Veronese ……ma non mi pare proprio del Veneto Fronte …..
    poi se la prendono pure con Gian Burrasca !!!!!

    fascisticamente , e STI CAZZI !

  2. Poveracci loro e poveraccio chi, dopo zalone, per curiosità sceglierà di sorbirsi achille lauro.
    Io ME NE FREGO! Hi, hi, hi!!!

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