Roma, 7 mar – “Se non ti piace questo film sei solo un povero ignorante maschilista sessista populista schiavo del patriarcato e un potenziale stupratore. Se sei maschio e bianco sei uno stupratore a prescindere”: la recente libertà di espressione made in Usa su alcuni film potrebbe essere così sintetizzata. E purtroppo il discorso non si limita solo ai film, ma sicuramente il grottesco mondo di Hollywood sta facendo di tutto per farsi avanguardia nella censura unilaterale del pensiero.

Il “caso” del remake al femminile di Ghostbusters

Era già successo a Jason Reitman, che annunciando il suo prossimo Ghostbusters 3 – i primi due erano stati diretti dal padre, Ivan Reitman – aveva assicurato che il film avrebbe “restituito il film ai fan” dopo il fallimento del remake tutto al femminile di Paul Feig. Apriti cielo: le femministe americane sono letteralmente impazzite  perché la dichiarazione del regista “supporta attivamente i comportamenti di abusi nei confronti delle donne da parte di chi ha criticato il film”. Il Ghostbusters al femminile fu talmente un fallimento che fu uno dei pochi casi a mettere d’accordo la quasi totalità di critica e pubblico: i fan della saga originale hanno inondato di critiche regia e produzione. Ma ovviamente se un film tutto al femminile ed esplicitamente rivolto alle “ragazzacce indipendenti che non hanno bisogno di uomini” non piace e viene pesantemente criticato la colpa è solo dei maschilisti: in questi casi ogni critica diventa “abuso verbale”.

Captain Marvel, flop critico della super-eroina femminista

Ora sembra che il copione si stia riproponendo per un film che è stato già annunciato come il manifesto femminista del super-eroismo. Parliamo di Captain Marvel, il nuovo cinecomic della Marvel appunto, che introdurrà la super-eroina Carol Denvers, una guerriera galattica che si rivela l’essere più potente dell’universo e che non a caso nel finale di Infinity War è stata chiamata per risolvere lo scontro con il super-nemico Thanos, la cui conclusione avverrà nel prossimo Endgame in uscita ad aprile. Il film esce in Usa proprio l’8 marzo, in concomitanza con la festa della donna e punta molto sulla componente politica che già fece le fortune di Wonder Woman. Senonché dopo la prémiere d’anteprima di Los Angeles del 4 marzo molte sono state le critiche al film: in Europa il film è uscito il 6 marzo e la reazione del pubblico è stata fredda (le previsioni del botteghino sono state riviste in ribasso di quasi il 30%). Le critiche sono alla sceneggiatura, debole e traballante, ma anche alla poca profondità del personaggio (interpretato dall’attrice “attivista femminista” Brie Larson). Ulteriori giudizi negativi sono stati dati alla scarsa abilità nell’utilizzo del personaggio di Nick Fury, interpretato da Samuel L. Jackson: uno dei personaggi più amati dai fan della saga. I nerd e lettori di fumetti hanno criticato il totale stravolgimento della super-eroina e della battaglia tra Skrull e Kree con il capovolgimento delle caratteristiche delle due razze – si può dire? – aliene.

Brie Larson: “Critici maschilisti”

Ma è possibile che un film “femminista”, lanciato proprio il giorno dedicato alle donne, in cui una donna é l’essere più potente dell’universo possa non piacere? Ovviamente no. Su Twitter è un brulicare di commenti contro il maschilismo imperante degli uomini che, per loro stessa natura, non possono sopportare film con donne forti al comando – Principessa Leila, Sarah Connor, Ellen Ripley, Wonder Woman, Lagertha, “Resident Evil” Alice, Lara Croft eccetera: fatevene una ragione. Le critiche, dunque, sono solo il risultato di una deriva sessista e patriarcale. La stessa Brie Larson ha espresso il suo disappunto verso i critici presenti alla prima, perché erano per la maggior parte “maschi bianchi” e per questo maldisposti verso la pellicola.

Il boicottaggio contro Captain Marvel

La tensione si è alzata così tanto per il flop critico del film che gli utenti social che hanno osato non apprezzare Captain Marvel sono stati subissati di insulti, accusati di hate speech, incitamento all’odio e insultati beceramente dalle “paladine” della libertà. Il risultato? Molti fan della Marvel hanno lanciato un boicottaggio per protestare contro snaturamento dei fumetti in ottica politica, seguiti da molti cinefili stufi della politicizzazione forzata degli action-movie. La loro proposta: nel weekend di apertura invece di Captain Marvel andare a vedere Alita – Angelo della Battaglia, la trasposizione cinematografica del celebre manga cyberpunk di Yukito Kishiro. Protagonista? Niente di meno che… una donna! Che, però, non essendo una “icona femminista” non si porta appresso il fardello del complesso. Riesce ad essere forte e “cazzuta” e a piacere a tutti: senza costringere nessuno.

Carlomanno Adinolfi

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