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Roma, 31 mag – Clint Eastwood rappresenta nel panorama hollywoodiano un ponte tra il mestiere di attore e quello di regista: entrambi i mestieri portati avanti con dedizione, serietà e sempre invariabilmente dalla parte “sbagliata”. Non solo coi messaggi dei suoi film, ma anche con ciò che ha dichiarato più volte nella vita il caro Clint, splendido novantunenne, ci ha dato spunti interessanti e mai allineati.



5) Clint Eastwood “contro” Obama

Se tutti i vip sono saltati sul carrozzone di Obama e dei democratici, Clint non ci ha minimamente pensato. Nel 2016, quando Donald Trump si candidò come presidente Usa, Eastwood dichiarò alle primarie: «Chiunque sarò meglio di Obama». Trump, da par suo, twittò giubilante per l’endorsement ricevuto: «Questo weekend sarò in California e parlerò con Clint Eastwood». Chissà che si saranno detti …

4) Clint contro il politically correct

Anno domini 2016, il buon Clint e il figlio Scott, sua fotocopia (per ora solo a livello fisico) rilascia un’intervista ad Esquire destinata a far scalpore. Nello specifico, molto prima che da noi risuonassero gli allarmi contro la cancel culture, Eastwood parlava di politicamente corretto e arte: “Siamo tutti stanchi del politically correct. Oggi siamo nel pieno della generazione “kiss-ass”, la generazione “pussy”: questo non si può dire, questo non si può fare, tutto è proibito. Altrimenti piovono accuse di razzismo”. Sorte che è capitata anche al suo capolavoro, Gran Torino.

3) Clint contro il “potere nero”

Si sa, a Spike Lee piace fare più polemica che film negli ultimi anni. Ma questo a Clint non va giù, specie se si parla di razzismo. Il regista di Son of Sam accusò Eastwood di aver volontariamente escluso personaggi neri nei suoi due film dedicati alla battaglia di Iwo Jima. Eastwood non mancò di replicare: Che si tappi la bocca!”. “Nessun nero che partecipò a quella battaglia era tra quelli che innalzarono la bandiera asul monte Suribachi”. E ancora: “Cosa volete che faccia? Una campagna per l’eguaglianza? Devo attenermi alla storia. Quando feci Bird (il film su Charlie Parker, ndr) utilizzai per il 90 per cento attori neri”.

2) Clint e la guerra, sempre controcorrente

A Hollywood non gli hanno ancora “perdonato” di non essere sceso in piazza a protestare contro la guerra in Vietnam che Eastwood decide di prendere in mano il progetto di American Sniper abbandonato da Spielberg. E sebbene sia visto come un mostro reazionario, offre un punto di vista sui conflitti ben più lucido dei pacifisti a tutti i costi che popolano i red carpet: “”Quando siamo andati in Iraq non ero a favore, così come non lo fui per la Corea. Quando hanno deciso di inviare soldati per la seconda volta stavo girando Mystic River, erano tutti favorevoli perché pensavano che ne saremmo venuti a capo in fretta. Non conosco nessuno che ne sia stato entusiasta. Quel che so, è che abbiamo troppi veterani, uomini che tornano a casa rovinati per sempre. Come quelli che Chris (Kyle, il protagonista del film, n.d.r.) cercava di aiutare quand’è stato ucciso. E quel che si fa per loro, non basta. Io faccio molte donazioni a un’organizzazione che aiuta i reduci di guerra ma in generale l’America li dimentica facilmente”.

1 Clint e le sue … opinioni

Ma Eastwood ha sempre parlato con la sua arte più che con le sue parole. D’altronde, per capirlo e condividere ciò che pensa parlano i suoi capolavori. E lui, sulle opinioni, ha un modo di dire infallibile: “Le opinioni sono come le palle: ognuno ha le sue”. Buon compleanno Clint!

Ilaria Paoletti

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