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Los Angeles, 27 gen –  Dimenticate i biondi ariani Leonardo Di Caprio o Robert Redford: è in arrivo un nuovo adattamento cinematografico de Il Grande Gatsby. E già parla di “inserti” gender e di etnie diverse (senza tenere fede al romanzo).



La versione con Di Caprio del Grande Gatsby

Dopo due versioni negli anni venti e cinquanta, per noi moderni spettatori del Grande Gatsby prima c’è stata la versione con Robert Redford del 1974 quella di Baz Luhrman con Leonardo DiCaprio del 2013. Ora apprendiamo che è in corso un nuovo adattamento, questa volta televisivo, sempre dal capolavoro di Francis Scott Fitzgerald. La “cattiva notizia” è che subirà il trattamento inclusivo: ovvero che vi verranno inseriti a forza personaggi in crisi di genere, afroamericani laddove la storia è ambientata in un’epoca in cui negli Usa vigeva ancora l’apartheid (e che raramente sono citati nel testo originale) e così via.

“Moderna lente dell’etnia e del genere sessuale”

Michael Hirst firmerà la sceneggiatura, e tra i produttori e consulenti del progetto figurerà anche Blake Hazard, un pronipote dello stesso scrittore di St. Louis: “Come ha scritto il critico Lionel Trilling: “Il grande Gatsby è ancora moderno come quando è uscito, anzi ha acquisito peso e rilevanza col tempo”. Oggi l’America sembra reinventarsi ancora una volta, dunque è il momento giusto per rileggere quella storia senza tempo con uno sguardo nuovo, capace di guardare quei personaggi iconici attraverso la moderna lente del genere sessuale, dell’etnia e dell’orientamento sessuale. Nonostante la sua visione romantica del mondo, Fitzgerald non ha rinunciato ad analizzare la pancia più oscura e profonda degli Stati Uniti, per questo la sua storia che mischia speranza e tragedia continua a risuonare oggi“.

Scott Fitgzerald e l’epopea del Sud degli Stati Uniti

Non solo: tra i consulenti della nuova versione ci sarà anche la docente di Letterature comparate e Studi afroamericani Farah Jasmine Griffin. Aggiunge ancora il pronipote di Francis Scott Fitzgerald: “Ho in mente da tanto tempo una versione del Grande Gatsby più inclusiva e orientata alla diversità, in grado di rispecchiare meglio l’America in cui viviamo”. Spiace ricordare al discendente dell’autore del Grande Gatsby che, sebbene non avesse mai preso una posizione politica netta, Francis Scott Fitzgerald era un fervente uomo del Sud degli Stati Uniti; sovente nelle sue opere i personaggi si dimostrano più che malinconicamente attaccati all’epopea Confederata, tanto da commuoversi davanti alle tombe dei soldati morti. Soldati che secondo la stessa “docente di studio afroamericani” ora sarebbero dei truci razzisti le cui statue vanno abbattute. Per non parlare, poi, di come le donne – tra Daisy e Jordan Baker – vengono cinicamente descritte.

Giù le mani da Gatsby, non è mica Bridgerton!

Scott Fiztgerald era, sebbene in maniera disincantata, un tipico americano discendente di irlandesi sposato con la sua southern belle dell’Alabama. Uno che di diritti civili e di progressismo non ne ha parlato mai – perché, infatti, non ne voleva parlare. Insomma, giù le mani dal Grande Gatsby perché è una cosa seria: non è mica Bridgerton!

Ilaria Paoletti

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