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Il feto è un bimbo solo se fa “like”. Aborti ed ecografie social per le vip femministe

by Ilaria Paoletti
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Feti social, la Teigen e la Ferragni

Roma, 5 ott – Per le femministe il feto non ha diritti: decide la madre se quell’ammasso di cellule diventerà uomo o meno. Poco è cambiato dagli slogan “l’utero è mio e decido io”, che spostava l’attenzione dal concetto di vita in fieri alla collocazione della parte anatomica. Però il feto, in quanto potenziale bambino, produce molti like sui social: ecco perché le vip femministe quando se ne trovano uno per le mani lo usano volentieri per far parlare di sé – mentre parallelamente sostengono senza se e senza ma le battaglie abortiste.

La femminista Teigen e l’aborto social

Ha fatto molto scalpore la decisione della modella Chrissy Teigen, femminista, fiera anti trumpiana e fan di Joe Biden, di condividere con i suoi 32 milioni di follower una carrellata di foto artistiche in bianco e nero che la ritraggono nel corso di uno degli eventi peggiori nella vita di una donna: un aborto spontaneo. La Teigen attendeva il terzo figlio dal marito John Legend; non è dato sapere a quanti mesi fosse giunta la gravidanza, ma già questa estate era stata annunciata in un videoclip del marito. Su Instagram ha quindi condiviso le foto che la immortalano mentre le viene fatta l’epidurale per procedere poi all’espulsione del bambino ormai morto, la foto di lei e il marito abbracciati nel letto d’ospedale e infine la foto col neonato morto tra le braccia.

 

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We are shocked and in the kind of deep pain you only hear about, the kind of pain we’ve never felt before. We were never able to stop the bleeding and give our baby the fluids he needed, despite bags and bags of blood transfusions. It just wasn’t enough. . . We never decide on our babies’ names until the last possible moment after they’re born, just before we leave the hospital.  But we, for some reason, had started to call this little guy in my belly Jack.  So he will always be Jack to us.  Jack worked so hard to be a part of our little family, and he will be, forever. . . To our Jack – I’m so sorry that the first few moments of your life were met with so many complications, that we couldn’t give you the home you needed to survive.  We will always love you. . . Thank you to everyone who has been sending us positive energy, thoughts and prayers.  We feel all of your love and truly appreciate you. . . We are so grateful for the life we have, for our wonderful babies Luna and Miles, for all the amazing things we’ve been able to experience.  But everyday can’t be full of sunshine.  On this darkest of days, we will grieve, we will cry our eyes out. But we will hug and love each other harder and get through it.

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Se fa like, il feto “diventa” bambino

Per quanto possiamo simpatizzare con la vicenda umana della Teigen e della sua famiglia, non avevamo bisogno di essere “sensibilizzati” su questo tema, non in questo modo: non c’era bisogno di un esempio grafico di cosa può accadere dopo un evento del genere. La decisione della Teigen è stata criticata addirittura dalla Lucarelli, che di certo non è un’esponente dei movimenti pro vita o cattolici. Il feto in questo caso si trasforma in bambino, a cui era stato già dato un nome, Jack: con la “scusa” della sensibilizzazione, la Teigen ha dato il via a una nuova moda social, che diventerà – analizzando i precedenti – consuetudine anche tra i meno noti. Come se una vita persa fosse rappresentabile solo col sangue e le visioni di lacrime e letti d’ospedale. Come se la vita fosse una faccenda esclusivamente materiale, fatta di tessuti e sangue, così materiale da meritarsi un reportage fotografico.

La Ferragni e l’ecografia “sponsorizzata”

Chiara Ferragni, anche lei fiera femminista, sedicente antifascista e attivista Black Lives Matter, ha annunciato alla sua platea di 20 milioni di follower di attendere il secondogenito dal marito Fedez. E come lo ha fatto? Facendo mostrare al primo figlio, Leone, un’ecografia del fratellino o sorellina in arrivo. Il bimbo indossa anche una camicia con il logo della Ralph Lauren bello in vista, ma è sicuramente un caso. Presto o tardi i figli della Ferragni (sia quelli già nati che quelli che non hanno nemmeno ancora un volto o un nome), in virtù di questa sovraesposizione diventeranno ricchi. O forse non diventeranno niente affatto, nel caso del feto: perché anche la Ferragni potrebbe perdere il figlio, come accade a noi comuni mortali. E magari anche lei ci delizierà col reportage del suo aborto. A chi gioverà questa di certo non augurabile condizione? A lei stessa ed al marito: non sensibilizzerà nessuno, darà solo il semaforo verde alle basse pulsioni una nuova generazione di mitomani e ci farà empatizzare con loro nella più sfortunata delle ipotesi.

Il diritto di esistere lontano dai social

Christian Raimo, autore del quale certo non condividiamo buona parte delle posizioni, ha criticato la Ferragni per l’annuncio social della gravidanza ed è stato a sua volta criticato dalla sua platea progressista: che male fa, in fondo, la bionda di Cremona? Nessuno, come sempre. Ma se niente fa differenza, allora dove sta la dignità? Se lei e il marito o la Teigen in questo modo si “sponsorizzano”, ciò non vale per le centinaia di migliaia di mammine che faranno lo stesso sui social, senza altrettanto ritorno economico, ma svendendo parimenti la propria intimità e quella dei loro figli. I feti/figli delle migliaia di madri che in questi ultimi anni, seguendo l’esempio di queste vip femministe, hanno condiviso le loro ecografie  non appena uscite dal terzo mese, spaleranno milioni in sponsorizzazioni grazie all’assoluta mancanza di decenza – o anche solo di scaramanzia – delle madri? No di certo. Un figlio ha il diritto di non essere sovraesposto, anche quando non ha un nome, anche quando non nasce.

Progressisti solo con i diritti delle donne

Sta tenendo banco ultimamente la denuncia di una madre romana che si è ritrovata il suo nome su una croce del cimitero, là dove era sepolto il suo figlio abortito. A quanto dice la donna, la cosa è stata fatta senza il suo consenso. Ha ragione, non c’è che dire: ma fa ridere come L’Espresso, La Repubblica e compagnia cantante siano entrati a gamba testa nella polemica, senza spendere una parola per l’utilizzo social che viene fatto dei bimbi non nati dalle loro novelle paladine. I figli non sono proprietà esclusiva delle madri, figuriamoci se sono dei loro follower. E hanno diritto ad esistere, non solo: hanno diritto di farlo lontano dai social, perché la vita va avanti anche senza condividerla con milioni di sconosciuti.

Ilaria Paoletti

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