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Washington, 1° mag – Nell’epoca del politicamente corretto, soprattutto se sei bianco, come ti muovi, sbagli. Prendiamo Justin Bieber. All’interno del suo ultimo album Justice, la nota popstar ha inserito un brano intitolato MLK Interlude, che poi altro non è che l’audio di un famoso discorso di Martin Luther King. L’iniziativa aveva peraltro incassato l’entusiastica approvazione di Bernice King, figlia del celebre attivista afroamericano. Questa ruffianata, però, non ha messo il cantante al riparo dagli strali della comunità nera d’America. Il motivo dell’attacco? Justin Bieber ha avuto l’improntitudine di pubblicare su Instagram una sua foto con i dreadlock. Tanto è bastato per prendersi l’accusa di «razzismo» e «appropriazione culturale».   



I dreadlock di Justin Bieber

Molti afroamericani, infatti, non hanno per niente gradito il nuovo look della popstar, che avrebbe fatto uso di una pettinatura ritenuta proprietà esclusiva delle minoranze. «Ascolta Justin Bieber, non mi importa da quanto tempo io ti segua: questa è appropriazione culturale e non mi piace. In quanto donna di colore ti dico: questo è totalmente offensivo ed inappropriato», ha per esempio twittato una seguace del cantante. Altri sono stati più minacciosi: «Scusati e tagliati i capelli». A onor del vero, c’è anche chi lo ha difeso dalle accuse: «È triste vedere così tanti razzisti che si mascherano sotto il nome dell’antirazzismo, e che promuovono qualcosa di malato come la segregazione razziale. “I neri possono indossare solo questo; i bianchi possono solo indossare questo”. Ma anche no. Smettiamola con gli stereotipi. Ognuno può indossare quello che gli pare», ha scritto un fan del cantante.

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Il grimaldello dell’«appropriazione culturale»

Mentre la polemica andava avanti, alla fine è intervenuto Bieber in persona: «Sono semplicemente i miei capelli, tutto qua», ha tagliato corto il cantante. Tuttavia, ciò non basterà. L’accusa di «appropriazione culturale» è ormai diventata un cavallo di battaglia degli antirazzisti, che non perdono occasione per crocifiggere gli eretici del bon ton politicamente corretto. A finire nel tritacarne era stata anche Adele, che si era permessa di indossare un costume giamaicano e di essersi fatta un’acconciatura afro. Ora è toccato Justin Bieber con i suoi dreadlock, ed è più che probabile che presto toccherà anche ad altri. A questo punto, non ci resta che dare un consiglio a Carola Rackete e alla ricca fauna che popola i centri sociali: se passate per Harlem, magari prima fate un salto dal parrucchiere. È un gesto che potrebbe salvarvi la vita.

Aldo Milesi

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3 Commenti

  1. bè,allora se la mettiamo cosi…
    nessun afro americano
    dovrebbe poter vivere come un americano:
    quindi via pickup,cheeseburger,scuole,trasporti
    vestiti occidentali,biciclette ecc
    anzi…
    a ragionare come ragionano loro,
    nessuno che non sia BIANCO E OCCIDENTALE dovrebbe poter usufruire di
    TUTTO quello che abbiamo inventato,prodotto…sognato e costruito nei millenni,
    e che fa parte del mondo occidentale:
    di più,NESSUNO che non sia bianco e occidentale ha il diritto di usarlo,indossarlo,mangiarlo,
    utilizzarlo,ecc
    perchè “non fa parte della sua cultura”

    visto che sono cosi intransigenti,perchè non lo fanno?
    anzi,perchè non tornano in africa a vivere dentro una capanna di frasche
    e torte di vacca,visto che gli stiamo cosi tanto sulle scatole?

    nessuno li ferma,mi pare:
    lo facciano,o anche no:
    PURCHE’ LA FINISCANO.UNA BUONA VOLTA….
    di scartavetrarci i maroni e temperarci il prepuzio:

    cosi noi proseguiamo con calma il nostro cammino sulla strada della civiltà:
    dove andranno loro,non so…..
    e nemmeno mi importa,francamente.

  2. Sarei anche d’accordo, lasciamo loro i dreadlock, i capelli rasta,la cultura rap, etc, etc.
    Purché, però, vi sia reciprocità in ciò ; quindi niente più in TV una “Iliade” con Achille, Patroclo e Zeus neri, oppure Lancillotti e Ginevre interpretati da attori di colore, o fantasy che fanno il verso al medioevo europeo strapieni di attori di tutte le etnie (quando dovrebbero essere esclusivamente bianchi).Mi aspetto anche che non vi siano traduttori di origine africana a tradurre opere, per dire, di Dante o Shakespeare (visto che è vietato ai bianchi tradurre le ciofeche retoriche della Gorman).
    Perché anche tutto questo è “appropriazione culturale”.
    Ecco ,se non mi dovessi trovare più comparire in un film attori neri bardati come cavalieri medievali, avrete sicuramente il mio pieno appoggio affinché bianchi indegni non vi espropino del vostro patrimonio culturale…

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