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Roma, 8 sett – “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”: questa frase, attribuita a Karl Marx, aderisce perfettamente a quello che vi stiamo per raccontare. Ricordate l’immagine commovente dell’infermiera col volto pieno di segni, simbolo inequivocabile del suo sacrificio nelle corsie d’ospedale lombarde, nei giorni bui dell’emergenza sanitaria causa Covid-19? Si chiama Alessia Bonari e ora sfila sul red carpet di Venezia dove viene premiata “persona dell’anno”.

L’infermiera col profilo Instagram “verificato”

Fin qui quasi niente di strano: in un mondo in cui le signore di Mondello diventano vip e Selvaggia Lucarelli ha diretto Rolling Stone, tutto può accadere. La bella Alessia, magari, è stata usata alla Mostra del Cinema semplicemente come simbolo del sacrificio di tutti gli operatori sanitari italiani. Certo, è senz’altro un caso che la bella infermierina abbia un account Instagram con velleità da vip, con tanto di profilo “verificato” (ovvero con la spunta blu), foto in costume sullo yacht e grafiche ‘ad hoc’ per ogni galleria di storie. É sempre un caso che Alessia, un’umile e dedicata infermiera, abbia ben 127mila follower e che tra i 986 profili da lei seguiti si trovino esclusivamente vip ed influencer, sia italiani (come Valentina Ferragni, Katia Follesa, Angelo Duro, Paolo Bonolis et cetera), sia internazionali (Kendall Jenner, Kylie Jenner, Paul Logan), l’immancabile Cathy La Torre – magari progettano una ‘pizzata’ insieme -, vari dottori influencer che pubblicizzano prodotti sulla cura della pelle, profili di fitness e alimentazione e, in breve, tutto ciò che abbia la desinenza “official”.

Alessia Bonari e il mondo del gossip 

Dalle foto in cui Alessia è taggata sempre su Instagram si evince che la prima volta che il suo celebre selfie del 9 marzo in cui si immortalava con i segni del sacrificio sul volto è stato condiviso la prima volta (il giorno seguente) da un profilo, giuseppeporro.it, che si occupa di “gossip e cronaca rosa” e conta un milione di follower. Subito dopo è la volta di un profilo fan di Nilufar Addati, tronista di Uomini e donne, poi da “Uomini e donne news”, “Uomini e donne gossip”, varie fan page e profili sempre official, “Notizie.it”, fino ad arrivare a profili olandesi e spagnoli e poi l’account di Donna ModernaNiente male per una giovane infermiera maremmana di appena 23 anni. Sempre nelle foto in cui viene taggata, tra i mille omaggi, grafiche e disegni che riprendono il suo bel faccino segnato dalla fatica, ci sono anche pagine “peculiari” (come gw_Summer, chismes_today, officialwegotyouboo, etc) che invitano a “seguire questa artista”, e che condividono suoi selfie in borghese ripresi dal profilo. Appena 8 giorni dopo il celebre selfie, Alessia era ospite con Bruno Vespa a Porta a porta.

Meno corsie e più red carpet

Lungi da noi denigrare la carriera e il sacrificio di Alessia nelle tragiche e concitate settimane in cui il Covid-19 ha messo alla prova il nostro Servizio sanitario nazionale, ma qui sembra più di trovarsi di fronte ad un’operazione di marketing che non davanti ad una novella Florence Nightingale. Dopo quel celebre selfie, a parte una foto in cui è ripresa bardata con occhiali e camice, Alessia non fa più uno straccio di richiamo al lavoro che tanto ama e che l’ha resa celebre. Però condivide con grande enfasi foto in costume e primi piani intensi, nonché, ovviamente, il ritratto che le è stato fatto sul red carpet di Venezia (taggando come una vera vip che si rispetti lo stilista dell’abito che ha indossato). Il sospetto, dunque, è che la bella toscana abbia solo sfruttato mediaticamente l’epos dell’infermiere eroe che ci ha tenuti col magone in gola nei mesi di confinamento. Se Alessia fosse stata un’infermiera di mezza età, con la taglia 48 e due figli a carico e poco avvezza ai social nessuno l’avrebbe voluta sul red carpet di Venezia, tantomeno avrebbe ricevuto un premio come volto “simbolo” dei sacrifici degli infermieri. Premiare una che ha avuto solo la felice intuizione di farsi il selfie giusto al momento giusto non omaggia affatto chi ha lavorato nelle corsie.

Nadia Vandelli

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