Roma, 8 apr – Il povero Syd Barrett si rivolterà nella tomba per quanto è brutta la canzone dei Pink Floyd per l’Ucraina: un pezzo arraffazzonato in fretta e furia sull’onda emotiva della guerra, pietra tombale su una band che fu gloriosa. Chi vi scrive ritiene che ciò che è stato prodotto dai Pink Floyd dopo l’abbandono del geniale leader Roger Waters (che aveva preso in mano la band dopo la dipartita prima di testa e poi di tutto il corpo di Barrett) è infinitamente inferiore alla produzione classica. E che negli ultimi anni, il materiale tirato fuori – perché il nome tira ancora – è dimenticabile: bieche operazioni commerciali per i fan di bocca buona. Oggi però esce il pezzo contro la guerra: guai a dirne male. Altrimenti sembra che stai con Putin.

La canzone dei Pink Floyd per l’Ucraina è brutta forte

E invece noi ne diciamo peste e corna. Senza entrare nel merito del fatto che raramente le canzoni contro la guerra (quelle scritte apposta, durante un conflitto) sono degne di nota, perché derogano dall’arte e dalla bellezza con lo scopo precipuo di raccogliere fondi, questa Hey Hey Rise Up è brutta forte. Il pezzo firmato dai Pink Floyd (Nick Mason alla batteria e David Gilmour, qui solo alla chitarra, ché Waters se n’è andato da quel dì) vede alla voce tale Andriy Khlyvnyuk della band ucraina Boombox. A leggere i comunicati stampa la prestazione vocale è straordinaria. Corre voce sia stata registrata dallo stesso Khlyvnyuk mentre canta in Sofiyskaya Square a Kiev lo scorso 30 marzo. Una “leggenda” nel tentativo di ammantare di epicità una noia mortale.

Un pezzo kitsch: la cosa peggiore della band britannica

Ebbene, il pezzo è a dir poco kitsch. Quanto di peggio mai uscito sotto il nome Pink Floyd. Band britannica che, lo ricordiamo, ha firmato capolavori immortali come The Dark Side Of The Moon e Wish You Were Here. La canzone, con un intro che vorrebbe essere solenne, è in parte occupata da una nenia slava insopportabile. A cui segue una serie di assoli di Gilmour assolutamente dimenticabili, che il pur ottimo musicista avrà registrato in una mezz’oretta e inviato per il mix finale. Poi di nuovo un po’ di nenia slava e fine. Tre minuti e mezzo di robaccia con la scusa della guerra, della solidarietà al popolo ucraino.

Noi ci chiediamo: perché? (ma è una domanda retorica)

Noi ci chiediamo (ma è una domanda retorica): perché? Perché per di più usare la scritta Pink Floyd con i caratteri di The Wall, il celeberrimo concept album di Roger Waters? E’ appropriazione indebita. Al centro della copertina poi un girasole con dentro il classico occhio à la Pink Floyd. Che cos’è? La pubblicità di un olio per friggere? (“Occhio che così friggi più leggero”, è lo slogan?). Una grafica all’altezza del pezzo, insomma (qui c’è il video).

Cosa ne pensa Roger Waters?

E a dire che i Pink Floyd si sciolsero proprio a causa di una guerra (quella del Regno Unito contro l’Argentina: era il 1983 e Waters dopo The Final Cut se ne andò dalla band). Proprio Waters nei giorni scorsi è stato interpellato sulla guerra in Ucraina, dopo che i suoi ex colleghi hanno rimosso la produzione dei Pink Floyd senza di lui dalle piattaforme di streaming in Russia (i dischi belli ci sono ancora tutti). Ebbene, Waters si è guardato bene dal commentare la decisione dei suoi ex colleghi e ha criticato sia l’invasione russa che Zelensky. Affermando che l’Ucraina dovrebbe essere neutrale e che il conflitto conviene solo agli Usa e non al popolo ucraino.

Adolfo Spezzaferro

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6 Commenti

  1. I più persi, in tutti i sensi, privilegiavano i PF. Ancora oggi, decurtati, non fanno certo sorridere.

  2. ….esistono gli artisti, creatori di opere e gli esecutori….qundo dice bene, gli esecutori, sanno suonare gli strumenti, riescono a fare dei suoni, ma non della vera, originale, viva musica …

  3. La canzone popolare ucraina non è male, onestamente. La parte strumentale dei Pink Floyd ,purtroppo, è mediocre. A mio parere, il periodo migliore della band inglese va dal capolavoro assoluto e immortale “The piper at the gates of dawn” fino a “The Meddle”(con un livello creativo via via decrescente). Il resto ,da “Dark side of the moon” in poi, è certamente dignitoso, ma nettamente inferiore a quanto fatto in precedenza.

  4. Tutte le canzoni popolari sono belle, tutti i contadini sono uguali… la frequenza è affine, unica. E soprattutto non favorisce il bisogno di “perarsi”… anzi!

  5. Il pezzo non è brutto e non è dei Pink Floyd. È un canto popolare Ucraino riarrangiato insieme al cantante dei Boombox. La critica a questo brano mi sembra del tutto ingiustificata e colma di una banale superiorità di chi pensa di conoscere tutto di musica, quando invece non ha nemmeno le basi per scrivere l’articolo. Certi “giornalisti” dovrebbero tornare a sQuola e rimanerci.

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