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Sanremo, 5 feb – Achille Lauro è diventato il protagonista assoluto di questa prima serata del festival di Sanremo edizione 2020. Ed è bastato molto poco, in realtà: da una cappa nera pesantemente decorata da motivi dorati, il trapper romano ne è uscito indossando una striminzita tutina glitterata, cantando e ballando a piedi scalzi. C’è tutto un mondo del giornalismo che però vuol portare avanti una narrazione anti gender e anti stereotipi sessisti che sta facendo dell’esibizione di Lauro quasi un baluardo di civiltà. Ma è davvero così originale e spiazzante?

Meno Gaga, più Berté

Nel 1984 una delle signore della musica italiana, Patty Pravo, scese le scale dell’Ariston vestita come una geisha per cantare Per una bambola. Il look spiazzò tutti ed era targato Gianni Versace. Nel 1986 Loredana Berté si presentò sul palco dell’Ariston con un pezzo scritto per lei da Mango ma, sebbene la canzone valesse, passò completamente in secondo piano: la sorella di Mia Martini si presentò indossando un minidress di latex e con un pancione finto, circondata da ballerine vestite come lei. La cosa destò così tanto scandalo che la sua casa discografica, la Cbs, stracciò il suo contratto. Peccato che persino Lady Gaga anni dopo la imitò – ovviamente non citandola! Donatella Rettore sempre nel 1986 omaggiò (a modo suo) David Bowie indossando un abito bianco con due ali di plastica sulle spalle.

Femministe in bikini

Nel 1991 Sabrina Salerno e Jo Squillo marciano sul palco dell’Ariston intonando lo scanzonato inno femminista Siamo donne. La Squillo, nonostante venisse dal punk (era la leader delle Kandeggina Gang) si attiene a dei tubini che le lasciano scoperte le gambe, mentre la Salerno indossa un blazer dal taglio maschile e un bikini argentato che esibisce senza vergogna le sue generose forme. La Salerno ci pare che non tema affatto di essere identificata come un oggetto (e sarà sul palco anche stasera). Nel 1978 una giovanissima Anna Oxa si presenta al festival con Un’emozione da poco scritta da Ivano Fossati : occhi bistrati da punk, vestito androgino da uomo. Nelle foto esibisce fieramente una pipa per fumare. Nel 1986 la Oxa sfoggia un fisico invidiabile in un tubino che sì, le copre la testa, ma esibisce tutto il resto. Kylie Minogue nei primi anni duemila girò il video di Can’t get you out of my head con un vestito molto, molto simile. Nel 1999 sempre la Oxa si presenta letteralmente con le mutande di fuori – sì, proprio sopra i pantaloni.

I maschi non sono da meno

Mettendo da parte per un attimo la signora, parliamo un attimo degli uomini: Elton John ci ha abituato a dei look estrosi e non ha fatto di meno quando è stato ospite nel 1986 nell’infausto Festival dei “figli di” con un panciotto fiorito e fez in testa. Non pago, Elton si è ripresentato con Ru Paul, statuaria drag queen (e nessuno gridò allo scandalo). Parliamo poi di Adriano Pappalardo che nel 2004 si è presentato con un’orribile felpa pre Salviniana con scritto il titolo della sua canzone, ovvero “nessun consiglio”. Non parliamo poi del 1989 funestato da un Jovanotti che non aveva ancora scoperto il terzo mondo ma era ancora molto affascinato dagli States: jeans larghi e accessori da cowboy, con tanto di camicie da rodeo e cappelloni a tese larghe. Vincitori assoluti se non altro in merito all’ironia sono Elio e le Storie Tese che nel 1996 sfiorano la vittoria con La terra dei cachi: nella seconda serata il frontman Elio arrivò con un braccio finto, per poi tirare fuori quello vero da sotto il maglione. Nella serata conclusiva del festival gli Eelst si esibirono vestiti come i Rockets, ovvero dipinti di argento e tutti con la testa rasata, come degli alieni. Gli Elii parteciperanno altre tre volte, sempre soprendendo tutti con incredibili cambi d’abito – anche se nessuno forse batte quello da alieni. Cosa che, vista la mancanza di ironia sul palco di Sanremo (e anche fra il pubblico) effettivamente sono.

Ilaria Paoletti

 

1 commento

  1. […] “La mia confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni, da cui poi si genera discriminazione e violenza”. “Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina“: allora sei una femmina targata Gucci, Lauro, e quando ti veste un famoso stilista, adorato da tutti i vip mainstream del mondo, non sei un ribelle e non sei antisistema ma sei funzionale allo stesso – tant’è che sei a Sanremo. “Ogni tanto qualcuno mi dice: “Ma che ti è successo?”” scrive ancora il trapper in autotune “Io rispondo: ” Sono diventato una signorina”. Niet, sei diventato mainstream. […]

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