Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 7 feb – Achille Lauro ha fatto discutere di sé e della sua presenza a Sanremo ancor prima di emettere una sola nota della sua Me ne frego. Perché? Bé, è bastato il titolo “politicamente scorretto”. E su Radio Deejay un’altra volta si gioca sull’assonanza con il motto fascista e Francesco Lancia del Trio Medusa tira in ballo CasaPound.

Le pagelle ai cantanti di Radio Deejay

Ieri Francesco Lancia nel corso della trasmissione Chiamate Roma Triuno Triuno insieme al Trio Medusa su Radio Deejay ha passato in rassegna i cantanti che partecipano alla settantesima edizione del festival di Sanremo. Prima ha preso in giro la cantante Elodie che, a suo dire, vorrebbe sparire proprio su Andromeda (questo il nome del suo pezzo) per come l’hanno costretta a vestirsi i suoi stylist. Poi è la volta del discusso Achille Lauro, l’eroe pansessuale in sospensorio pralinato. “E’ stato il primo cantante ad usare l’auto tune sul palco di Sanremo ma non il primo ad averne bisogno” scherza Lancia. “Dopo le polemiche dell’anno scorso su Rolls royce, Striscia la notizia sta analizzando il testo alla ricerca di messaggi subliminali che nemmeno i cabalisti con la Bibbia”, dice Lancia. In effetti, l’anno scorso Striscia mise insieme tutto un impianto accusatorio nei confronti del trapper che a parer loro cantava un inno alla droga.

“La giuria popolare in quota CasaPound”

“Achille Lauro porta un brano dal titolo Me ne frego continua sarcasticamente Lancia “per puntare su quella parte della giuria popolare in quota CasaPound”. Il richiamo di Lancia alle tartarughe frecciate è ovviamente scherzoso e siamo sicuri che loro saranno i primi a capirli (dopo la “perculata” ai danni delle sardine col cartoccio di pesce fritto è lecito pensarlo) ma non dimentichiamo che lo “scabroso” titolo portato da Lauro a Sanremo ha effettivamente mandato in tilt gli antifascisti nostrani – che non sono poi effettivamente delle persone, solo degli algoritmi ideati dall’Anpi che si vestono da Zara. Non era ancora noto il testo del Me ne frego Lauriano che già sui social la gauche caviar inorridiva, sostenendo che non si poteva sdoganare uno slogan fascista, nemmeno per scherzo. Mentre, invece, del loro sacro inno Bella ciao diventato ormai il seguito ideale di quel “po po po Benito Mussolini” su Pinocchio remix di Dj Lhasa e degli usi ridicoli che se ne fanno non dicono una parola, non battono ciglio, non c’è vilipendio. Basta che se ne parli, basta che si canti!

Circolo anziani Anpi

In tutto questo, Me ne frego di Achille Lauro si è rivelato più un parto di Vasco Rossi era Rewind che non un inno fascista ma le polemiche antifasciste sono sparite come il suo mantello sul palco dell’Ariston. I polemisti del circolo anziani Anpi si sono rifugiati da don Benigni e sotto le gonne di santa Rula Jebreal, ma non temete, riusciranno al momento opportuno – magari quando il prossimo anno a Natale qualche incauto scriverà su Facebook Merry X Mas o quando qualche altro professore inventerà di sana pianta un’aggressione razzista.

Ilaria Paoletti

1 commento

Commenta