Roma, 3 feb – Se a rappresentare i diritti delle donne e degli Lgbt hanno chiamato un uomo con la parrucca (o una donna con l’uccello, fate voi), a Sanremo non poteva mancare anche la nota di colore, o meglio la quota afro. E così il posto di co-conduttrice ieri è spettato a Lorena Cesarini, con papà italiano e mamma senegalese nel «curriculum genetico». E che poteva fare la giovane attrice? Ma è ovvio: l’ennesimo sermone sul razzismo, con tanto di lacrime d’ordinanza sanremese. Eppure, il discorso della Cesarini è stato talmente artefatto e «falzo» da mandare su tutte le furie Selvaggia Lucarelli, che non gliele ha certo mandate a dire.

Una retorica melensa e forzata

Il discorso dell’attrice italo-senegalese è stato in effetti penoso: ci dice che per 34 anni non è mai stata vittima di razzismo; poi, una volta chiamata a Sanremo, qualche imbecille l’ha ingiuriata in Rete e, quindi, lei avrebbe scoperto «che non è vero che sono un’italiana come tante, che resto una nera». Come ha riassunto efficacemente Dagospia, «per gli insulti di 4 str***i sui social la Lorena Cesarini ci infligge un predicozzo antirazzista».

La Lucarelli boccia la Cesarini

Non molto diversamente la vede la Lucarelli, che alla Cesarini ha addirittura dato un 1 nelle sue pagelle di Sanremo: «Perché non poteva godersi il suo momento e la sua serata come Fiorello, Amadeus, Zalone anziché indossare il vestito della vittima che deve dire per forza qualcosa che scuota le coscienze, perché una donna che sale sul palco non può essere semplicemente brava e divertente?», si chiede Selvaggia. Che poi affossa la piagnucolosa attrice: «No, deve avere l’investitura della missione. Pure se non ha l’impalcatura, la struttura per sostenerla. Come Lorena Cesarini. Che alla fine di quello sgangherato discorso retorico e quel vittimismo scolastico da prima serata a Sanremo è finita per sembrare non chi combatte, ma chi soccombe».

Elena Sempione

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