Il Primato Nazionale mensile in edicola

Sanremo, 8 feb – Per fortuna è arrivata l’Ornella Vanoni nazionale, algida, caustica e come al solito senza peli sulla lingua, a portare un po’ di verità tranchant in conferenza stampa sanremese. L’85enne cantante, che si è esibita in terza serata duettando con Alberto Urso sulle note di La voce del silenzio, ieri ne aveva veramente per tutti.

Junior chi?

A chi le chiede cosa ne pensa di Junior Cally, lei ribatte: «Callo (detto così ndr)? Vorrei chiedergli se pensa davvero quelle cose. Io credo di no, se le pensa è da internare». Ma in realtà il vero target della sua sferzata è un altro: «Hanno detto che pure la Bellucci ha rinunciato dopo aver letto il testo di questo Callo, ma la verità è che non è venuta per una questione di soldi…».

Il Sanremo del Kgb

Non mancano i complimenti alla collega della «vecchia guardia» Rita Pavone: «Ahhhhh grande Rita. Mi aspettavo qualcosa di più swing perché lei è la regina dello swing, ma è bravissima», e nemmeno una critica pungente a questo Sanremo orwelliano tutto monologhi, lezioncine politicamente corrette, interpretazioni blasfeme del Vecchio Testamento: «L’ altra sera ero nella mia camera d’ albergo, una suite bellissima. Volevo cambiare canale perché dopo un po’ la solfa è sempre quella, con tutti questi monologhi. E allora schiacciavo ma tutti i canali erano sintonizzati su Rai1. Ho pensato che avessero truccato le televisioni per obbligare tutti a vedere solo Sanremo, una roba tipo Kgb».

La frecciata alla Leotta

E poi arriva la stoccata al contestato discorso sulla «bellezza che capita» tenuto la prima sera da Diletta Leotta. «La Leotta non mi è piaciuta, primo perché è bionda e poi non ha “segnato” come l’ altra. La storia della nonna… non me ne frega nulla», criticando il coinvolgimento della nonna della presentatrice sportiva come simbolo della «bellezza ad ogni età». Infine una nota di orgoglio. Alla domanda del giornalista che gli chiedeva cosa fa per allenare e mantenere la sua voce, la Vanoni ha risposto: «Niente di niente. Oggi tutti hanno il coach, io, Mina e tutte noi non ne abbiamo mai avuto bisogno». Chapeau.

Aldo Milesi

3 Commenti

Commenta