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Roma, 25 apr – Sin dal principio della pandemia, televisione e i media in generale hanno rivestito un importante ruolo informativo. Telegiornali e dirette Tv hanno raggiunto picchi di ascolto derivanti dal desiderio dei cittadini di essere informati costantemente sull’evoluzione dell’emergenza sanitaria. Tuttavia, appare chiaro che il servizio pubblico reso da diverse emittenti e piattaforme non sia stato quello maggiormente auspicabile. Sembrerebbe appropriata una comunicazione rasserenante da parte di chi occupa spazi mediatici, data la potenziale persuasione esercitabile sugli ascoltatori. Al contrario, l’attuale clima sociale di terrore è dovuto in parte anche al continuo martellamento esercitato.

Doveroso denunciare l’errato utilizzo della propria (pre)potenza mediatica avuto da parte delle televisioni. A partire da quelle statali. Certo, anche le emittenti private dovrebbero perseguire una linea non destabilizzante, al netto del loro diritto ad una maggiore libertà in termini di scelta della linea editoriale.

Servizio pubblico (al servizio… del terrore?)

Invece, almeno in linea teorica, il servizio pubblico dovrebbe garantire la massima imparzialità e responsabilità verso i cittadini. I quali, con il pagamento del canone, ne garantiscono sopravvivenza. Eppure, nel corso dell’ultimo anno abbiamo assistito al susseguirsi di indirizzi politicizzati, derivanti anche dalla volontà governativa dell’esecutivo precedente e dell’attuale. Pensiamo ad esempio alle continue dirette del premier Giuseppe Conte, che spesso esulavano dalla necessità informativa e rappresentavano invece un’operazione di propaganda. Di basso lignaggio, peraltro.

Si pone a questo punto l’esigenza rivalutare l’effettiva utilità del lavoro svolto dalla gran parte dei canali del servizio pubblico, considerandone certamente dannosa la linea terrorizzante. In numerose nazioni estere una televisione pubblica non esiste alcuna rete statale e la scelta dell’emittente da seguire è lasciata al cittadino. Al di là delle singoli visioni in materia è però chiaro che attualmente il servizio mediatico stia producendo più danni che benefici. Aggiungendo al Covid anche il virus della paura.

Tommaso Alessandro De Filippo

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