Ormai il fenomeno degli atleti trans (o «transatleti») è sdoganato: individui biologicamente uomini che gareggiano con le donne. Tutto a onore e gloria della parità di genere, ovviamente. Vi sembra giusto? Ecco che cosa ne pensa l’ex tennista Martina Navratilova, peraltro lesbica dichiarata, che già nel 2019 aveva detto: «È sicuramente ingiusto per le donne che devono competere contro persone che, biologicamente, sono ancora uomini. Non basta definirsi donna per competere con le donne. Devono esserci dei criteri: se hai un pene, non puoi competere con le donne. La via scelta dalla maggior parte delle federazioni sportive non risolve il problema. Così è una vera e propria truffa che ha consentito a centinaia di atleti che hanno cambiato genere di vincere quello che non avrebbero mai potuto ottenere in campo maschile, specialmente negli sport in cui è richiesta potenza».

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2021

Sangue di Enea Ritter

Il problema sportivo (ed etico) degli atleti trans

[…] Nel 2019, l’atleta Craig «Cece» Telfer è stato il primo transgender a vincere una medaglia nei 400 metri a ostacoli nella National collegiate athletic association. I risultati precedenti, come uomo, erano stati piuttosto deludenti: nel 2016, il suo miglior piazzamento a livello nazionale era stato il 200esimo e, nel 2017, il 390esimo. La svolta e la vittoria sono arrivati dopo la transizione di Telfer, avvenuta nel 2018. L’atleta ha pure smentito che la sua altezza (1,83 metri) e la sua struttura muscolare possano averla avvantaggiata nelle competizioni contro le donne, anzi sarebbero uno svantaggio a causa della «resistenza del vento». Il caso però più emblematico è quello di Fallon Fox, transgender lottatore nelle gare di arti marziali miste (Mma) femminili, definito da Cyd Zeigler della rivista Outsports «il più coraggioso atleta della storia». Non si capisce bene quale sia il gran coraggio di Fox, biologicamente uomo: forse pestare a sangue una lottatrice donna? L’ultima avversaria di Fallon Fox è stata Ericka «Pitbull» Newsome, veterana della Mma, che ha riportato danni permanenti alla testa in seguito al combattimento, finito per ko e durato soli 39 secondi.

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Che cosa dice la scienza?

[…] Nel dicembre 2020, uno studio pubblicato dallo Sports Medicine ha evidenziato che i farmaci che inibiscono il testosterone, assunti anche dagli atleti transgender, non diminuiscono in modo significativo la loro forza muscolare, e questo darebbe loro un vantaggio notevole, durante le competizioni sportive, contro le avversarie donne. I dati riportati dallo studio «contraddicono in modo significativo…

7 Commenti

  1. Trovo ingiusto questo articolo perché fa sentire i le persone in transizione da uomo a donna diverse da come effettivamente vogliono essere. Facile immaginare il trans con montagne di muscoli, ma una persona che trans fa attenzione alla massa muscolare, ed i farmaci non permettono uno sviluppo muscolare pari a quello di un uomo durante gli allenamenti… Le dichiarazioni della tennista mettono i brividi, è chiaro che non mastichi fisiologia: possedere il pene non significa avere gli ormoni associati attivi. Bel passo indietro questo articolo. Un trans al termine della transizione è donna dentro e fuori, ed una donna nata tale , che invece utilizza il doping, come deve essere considerata?

    • Appunto. Quel che sono è un po’ diverso da quello che vogliono essere…; vale non solo per i “sesso centrici”. Gravi equivoci nascono da questo, o no?! Così si apre una questione che va ben oltre il fenomeno “trans”…

  2. La solita disinformazione del cavolo, ma chi ve l’ha data la licenza topo gigio? Bah andare a raccogliere le patate piuttosto

  3. « [… ] Un trans al termine della transizione è donna dentro e fuori, ed una donna nata tale […] »

    No, per quanto mi riguarda, questo punto di vista è assolutamente inaccettabile.

    Una persona trans-genere — ATTENZIONE! non trans-sessuale, perché IL SESSO NON SI PUO’ MODIFICARE: o si nasce maschi o si nasce femmine — può modificare, appunto, il genere da maschile a femminile o viceversa, tramite una modificazione artificialmente indotta sia chirurgicamente che chimicamente e che rappresenta solo e soltanto una simulazione.

    Una persona che ha fatto la transizione di genere, per esempio, da maschile a femminile, non sarà mai una femmina ma la simulazione di una femmina. Sembra una femmina ma IN REALTA’ non lo è.

    Infatti, è questo il motivo per cui si punta tutto sull’equivoco del “sentirsi donna”.

    Chi si “sente donna” può non essere – almeno, per come si cerca di convincere la società planetaria – necessariamente, una femmina. Ecco l’inghippo riguardante l’invasione degli atleti trans-genere nel mondo dello sport femminile! Tutto molto furbo…

    Ma nel dibattito, si trascura il punto fondamentale della questione: LA FEMMINA.

    Infatti, non a caso si parla di SPORT FEMMINILE diverso da SPORT MASCHILE e “non sport per donne” e/o “sport per uomini”, perché si cerca di ignorare (… volutamente?) la natura maschile o femminile dell’atleta (in questo caso) che certamente influenza il tipo e il livello delle prestazioni. Ora, è evidente il fatto che una femmina che sia regolarmente allenata a correre la maratona avrà la meglio su un maschio completamente sedentarizzato e che disprezzi l’attività motoria. Ma a parità di allenamento, le cose, per la femmina, si fanno molto più complicate. Altro discorso andrebbe fatto per gli atleti trans-genere che… “si sentono donne” ma che, IN REALTA’, sono maschi a tutti gli effetti (con o senza pene e testicoli).

    Io penso che la disinformazione sia di casa altrove…

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