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Borussia Dortmund-Juventus, Champions League 2015Roma, 19 mar – Quando, nel giugno del 2013, Carlos Alberto Martínez Tevez venne ingaggiato dalla Juventus, i tifosi bianconeri avevano tre certezze: la classe dell’attaccante, dimostrata ampiamente in Premier league, ma anche il suo carattere difficile e le sue maggiori difficoltà in Champions league rispetto ai campionati nazionali.

Il primo aspetto negativo fu subito derubricato a leggenda: Tevez si integrò a meraviglia nel gruppo di Conte (uno che i comportamenti sopra le righe proprio non li tollera) e divenne subito un trascinatore. Mai una polemica con un compagno o un avversario, solo tanta grinta.

Il secondo aspetto negativo è stato anch’esso archiviato nella splendida notte di Dormund. I due gol e l’assist a Morata con cui Tevez ha guidato i bianconeri nella conquista del Westfalenstadion quasi non raccontano a pieno la dimensione della prestazione dell’attaccante argentino, che per ’90 minuti ha pressato, ha contrastato, ha fatto girare il pallone. Insomma, un vero uomo squadra.

Ma nella prestazione che ha permesso ai bianconeri di superare il Borussia e accedere ai quarti sono tutti gli 11 di Allegri ad aver compiuto la prestazione perfetta. Si dirà che i gialloneri di quest’anno non sono gli stessi della scorsa stagione. Ed è vero. Si dirà che, a conti fatti, in 180′ gli uomini di Klopp hanno fatto praticamente una sola azione pericolosa, quella del gol dell’andata, peraltro nata da uno scivolone fortuito di Chiellini. E anche questo è vero.

Ma è anche vero che tutti gli avversari sembrano scarsi dopo che li hai battuti. Prima, però, bisogna avere il cuore e la testa per affrontarli, batterli e metterne a nudo i difetti. Farlo nella bolgia dello stadio del Borussia non era facile, forse più dal punto di vista mentale che tecnico.

Ed è soprattutto qui che Allegri ha vinto la scommessa, facendo scendere in campo una squadra che per impostazione tattica e per mentalità andasse a Dortmund a fare la partita. Il (fantastico) gol di Tevez a soli 3′ dal fischio d’inizio non è solo il classico coniglio tirato fuori dal cilindro dal campione di turno. È anche il frutto di una concentrazione globale di una determinazione di gruppo. La mentalità normale per affrontare la Champions, che tuttavia in Italia è merce rara.

Ora i tifosi bianconeri sognano, ma il gap che separa il calcio italiano, Juve compresa, dalle big europee non è sparito in una notte. L’impresa è dura, ma non necessariamente impossibile, dato che il campionato è pressoché archiviato e tutte le energie juventine possono convergere sull’Europa. Certo, servirà un po’ di fortuna al sorteggio. Ma la fortuna aiuta gli audaci. E la Juve di ieri sera è sembrata decisamente audace.

Adriano Scianca

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