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Roma, 24 set – “Non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare, ma nella democrazia diretta”. E’ l’ultima sparata di Beppe Grillo, intervenuto in videocollegamento durante la tavola rotonda Ideas for a new world organizzata da David Sassoli, presidente del Parlamento europeo. Ultima sparata oppure ultima giravolta, forse entrambe le case, ma poco cambia. Vi presentiamo un esempio classico della volpe che non arriva all’uva: i cittadini non mi votano, dunque questa democrazia mi fa schifo. Certo è che il fondatore e garante del M5S non riesce a capacitarsi del tracollo elettorale pentastellato e prova a rigirare la frittata come solo con un comico sa fare.

Conta solo il referendum

A tal punto da incentrare l’attenzione sul referendum, unica consolazione per i grillini. “Quando usiamo un referendum usiamo il massimo della espressione democratica, e per me la domanda andare a votare sì o no alla riduzione dei parlamentari – per me che non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare ma credo nella democrazia diretta fatta dai cittadini attraverso i referendum – è come fare una domanda ad un pacifista di essere a favore o meno della guerra”. Così Grillo ha provato a far passare un messaggio chiaro: chi se ne frega delle elezioni, con tutti quei simboli di partito sulla scheda, le preferenze, la possibilità di scelta per i cittadini tra varie forze in campo. Conta solo il referendum, dove i cittadini si limitano a scegliere tra un Sì e un No.

Basta con il voto

Grillo poi rincara la dose e parla di democrazia “zoppicante”, dunque meglio estrarre a sorte i parlamentari. “Si cominciano a prospettare scenari come l’estrazione a sorte. Perché no? Perché non posso selezionare delle persone con certe caratteristiche e poi dire: ti vuoi occupare un anno, a tempo determinato, di questa cosa qui per la tua città, per il tuo Paese, per la tua regione? Non mi interessa chi sei e chi non sei, solo i requisiti. È come una giuria popolare: se una persona può dare in una giuria popolare un ergastolo può anche occuparsi un anno di una cosa in politica. Evolviamo anche in questi settori: andare a votare ogni quattro-cinque anni e mettersi la coscienza in pace è assurdo. Devi dare il voto tutti i giorni”. Avanti con il delirio.

Piroette grilline

D’altronde se avesse prevalso quest’ultimo, magari con un bel 70%, Grillo avrebbe potuto dire che il M5S vale il 30%. E’ un paradosso ovviamente, ma visto che parliamo di riflessioni comiche tutto è consentito e altrettanto probabile. Al di là di questo è però gravissimo che il garante di un movimento al governo disconosca così platealmente la democrazia rappresentativa. Per carità, alle piroette di Grillo siamo abituati, abbiamo fatto il callo alle sue continue contraddizioni: negli anni è passato dalla democrazia diretta a quella casuale, per poi suggerire quella illuminata e infine tornare a elogiare quella diretta. Senza dimenticare l’arguta riflessione di dieci giorni fa: “E’ paradossale che le dittature funzioni meglio delle democrazie”.

Lode all’Ue

E mentre il M5S rischia di scomparire, tra debacle elettorali e venti scissionisti, adesso il comico genovese prova a rispolverare il vecchio Vaffa antipolitico. Peccato che lo faccia esaltando la tanto vituperata “casta”, compiendo stavolta una piroetta degna di un derviscio danzante, ovvero lodando nientemeno che il Presidente della Commissione europea. “Ursula ha detto cose straordinarie, finalmente dopo 20 anni ha parlato di energia rinnovabile“, ha detto il fondatore del M5S. A questo però, visto che Grillo non credo più nel Parlamento, non si capisce perché i suoi “bravi ragazzi” ci siano ancora seduti. Ne prendano atto e levino le tende, no?

Eugenio Palazzini

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