Roma, 25 nov – Ieri la Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 3 anni e 6 mesi di carcere per Fabrizio Miccoli. Il capo d’accusa è estorsione aggravata dal metodo mafioso. Come ricostruito dagli inquirenti, l’ex calciatore, oggi 42enne, incaricò il suo amico Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Antonino «u scintilluni», di recuperare (con le cattive) un credito di 12mila euro. Il debitore era Andrea Graffagnini, ex titolare della discoteca «Paparazzi» di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo. Saputo della sentenza, Miccoli non ha atteso di essere prelevato a casa dai carabinieri, ma si è spontaneamente costituito al carcere di Rovigo, dove è attualmente recluso. A causa dell’aggravante, infatti, non sono state concesse misure alternative alla detenzione in prigione.



Miccoli il comunista

Fabrizio Miccoli, ex attaccante di talento, soprannominato il «Romario del Salento», ha a lungo giocato in Serie A, militando in squadre come Perugia, Fiorentina e Juventus, ma soprattutto Palermo, di cui è stato anche capitano. Al di là della sua carriera sportiva, Miccoli non ha mai nascosto le sue idee politiche: sul suo polpaccio destro è tatuato Che Guevara, e in un’occasione dichiarò di appoggiare il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando.

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Gli insulti a Giovanni Falcone

Come il comunismo si armonizzi con le sue frequentazioni di stampo mafioso è difficile dire. Resta il fatto che, prima della condanna di ieri, Miccoli scatenò un polverone già nel 2013 per aver definito «fango» il martire anti-mafia Giovanni Falcone. La dichiarazione faceva parte di una conversazione telefonica (intercettata) sempre con Mauro Lauricella, che sta attualmente scontando una pena di 7 anni di carcere. La notizia fece molto scalpore e il calciatore si trovò costretto a chiedere pubblicamente scusa all’intera città di Palermo. La conferenza stampa, alla quale Miccoli si presentò in lacrime, non convinse però il comune di Corleone, che gli revocò la cittadinanza onoraria.

Gabriele Costa

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1 commento

  1. Sarebbe il caso di proporre un corso pubblico per spiegare bene agli italiani l’articolo 629 del C.P.. e far capire il concetto ed il reato di estorsione.

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