Roma, 14 giu – «Gool! Goool! E allora diciamolo tutti insieme, quattro volte: siamo campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!». Era il 9 luglio 2006, l’Italia batteva ai calci di rigore la Francia e si laureava campione del mondo per la quarta volta nella sua storia.

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Fabio Cannavaro alza la coppa del mondo nel cielo di Berlino

Rewind. Partiamo dall’inizio del mondiale 2006. Lunedì 12 giugno, ore 21.00, Italia-Ghana: al 39° gol di Andrea Pirlo e all’83° Iaquinta, lanciato dallo stesso Pirlo, sigilla il risultato. Cinque giorni dopo, contro gli Stati Uniti non andiamo oltre pareggio, che complica il nostro cammino. Il gol del vantaggio italiano lo segna Gilardino, ancora su assist di Pirlo. Altri cinque giorni e affrontiamo la Repubblica Ceca, partita decisiva: 2-0 secco, gol di Materazzi e Inzaghi, si va avanti, iniziano le gare a eliminazione diretta. Il 26 giugno gli ottavi di finale contro l’Australia, sulla carta, dovrebbero essere semplici, ma abbiamo bisogno di un calcio di rigore per passare il turno: lo procura Grosso e Totti non sbaglia. Trascorrono quattro giorni, altro turno abbordabile contro la nazionale ucraìna di Shevchenko. Ma l’Italia ha ormai preso coscienza dei propri mezzi: il 3-0 è eloquente, con reti di Zambrotta e doppietta di Toni.

I giochi sono finiti, ora si inizia a fare sul serio: c’è la Germania e la memoria del popolo italiano (e di quello tedesco) torna a tante sfide epiche. In Germania scherzano un po’ troppo sugli italiani pizza, spaghetti e mandolino, son convinti della loro superiorità. Stavolta, del resto, giocano in casa. I primi novanta minuti non bastano però per decretare la vincitrice e anche il primo tempo supplementare non lascia grandi emozioni. Al 13° del secondo tempo supplementare, però, il lampo di genio del filosofo bresciano: filtrante fantastico per Grosso che realizza un gol memorabile. Un minuto dopo arriva anche il raddoppio di Del Piero, che pone fine ai sogni tedeschi e ci regala la finale.

Il 9 luglio andiamo quindi a Berlino a giocarci il titolo mondiale contro la Francia. Con i Bleus, tra l’altro, abbiamo vecchi conti in sospeso: nel 1998 ci eliminarono ai rigori, prima di andarsi a conquistare il loro primo e unico titolo, mentre nel 2000 riuscirono a strapparci l’Europeo grazie a un doloroso golden gol. Ma anche stavolta le cose sembrano andare di traverso: i cugini d’Oltralpe, infatti, passano in vantaggio con un rigore realizzato da Zidane. Pareggia però Materazzi, ancora su assist di Pirlo che pennella un calcio d’angolo perfetto. Il risultato rimane inchiodato sull’1-1, la partita si deciderà dunque ai rigori, sempre sfortunati per noi: era infatti ancora fresco il ricordo della finale persa a Usa ’94 e dell’eliminazione in semifinale a Italia ’90 ad opera dell’Argentina. Eppure questa volta tutti i conti verranno saldati: per gli azzurri segnano Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero, Grosso. A regalarci il successo fu l’errore decisivo di Trezeguet, il bomber bianconero che ci aveva fatto piangere proprio agli Europei del 2000. La vendetta è un piatto che va servito freddo. E a distanza di sei anni è ancora più gustoso.

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Andrea Pirlo

Fast Forward. Siamo al 2014, stasera inizia il nostro mondiale in Brasile. Di quella nazionale campione del mondo sono rimasti Buffon, nel 2006 miglior portiere della competizione, De Rossi e, soprattutto, Andrea Pirlo. Un leader silenzioso, che parla con i piedi, come direbbe Marcello Lippi. Andrea Pirlo non è solo un giocatore, è un filosofo in campo, un uomo che pensa in anticipo e riesce a prevedere l’azione e a vedere molto prima tutto ciò che avverrà in campo. Per Pirlo giocare a calcio è come scrivere un libro, direbbe un mio amico. Pirlo usa la palla come Pirandello usava la penna, sfrutta il campo come gli impressionisti un paesaggio en plein air, muove i compagni come Napoleone le sue truppe e, dai suoi piedi, fa partire tocchi che, nella loro brevità, si portano dietro un velo di poesia.

La nazionale italiana, stasera, si presenterà con Pirlo in campo. Con quel giocatore che, insieme ad Antonio Conte, ha trasformato due settimi posti in tre scudetti consecutivi. Con quel giocatore per cui Guardiola avrebbe fatto carte false pur di averlo nel Barcellona dei 14 trofei in 4 anni. L’allenatore filosofo, tuttavia, non ha mai avuto il piacere di allenarlo. E probabilmente non lo avrà mai. Noi, invece, avremo il piacere di tifare per lui. Come nel 2006, quando fu capace di realizzare un gol e quattro assist. Come ha detto lui stesso in un’intervista, non siamo i favoriti. Ma possiamo arrivare in fondo. E con Pirlo vestito d’azzurro, niente è impossibile.

Renato Montagnolo

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