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imageRoma 21 feb- Continua a stupire il Sassuolo. E lo fa grazie anche al suo allenatore Eusebio Di Francesco. Tra gli allenatori più giovani della Serie A, l’ex esterno della Roma non ha avuto vita facile una volta appesi gli scarpini al chiodo. Dopo aver chiuso la carriera nel 2005, in seguito a due stagioni non brillanti a Perugia ed Ancona, il pescarese si è preso due anni di stop gestendo uno stabilimento balneare con l’ex difensore Delli Carri.

Si è ributtato nel mondo del calcio con la Roma, dove divenne team menager, e poi consulente di mercato del Val di Sangro. Entrambe esperienze non esaltanti. Il campo di gioco è lontano per poter esprimere la propria idea di calcio. Lo chiamano ad allenare il Lanciano nel 2008 ma senza fortuna.

L’anno della svolta è a Pescara, il suo primo grande d’amore. Inizia la stagione 2009/2010 come allenatore della Berretti è come responsabile del settore giovanile. Un ruolo che gli calza a pennello. D’altronde il frutto non cade mai lontano dall’albero. E Di Francesco è frutto di Zeman, uno che in quanto a scoprire giovani talenti ha molto da dire.

A gennaio 2010 Cuccureddu viene esonerato e la panchina dei delfini viene affidata proprio a Di Francesco. Vince la C1 e comincia a scoprire un giovanissimo Marco Verratti. Sarà lui ad arretrarlo sulla mediana. “Ne ha le caratteristiche tecniche e psicologiche-afferma Di Francesco- non è trequartista, gli manca il passo e, soprattutto, non tira in porta”.

Scoprire e valorizzare giovani italiani. È questa l’idea di calcio di Eusebio Di Francesco. È questo ciò che sta facendo a Sassuolo da due anni. Riguardo a Verratti e al fatto che il calcio italiano stia perdendo certi campioni se la prende con le grandi squadre : “Sbagliano a non osare, a non cercare prima i talenti. Non tutte le ciambelle vengono con il buco, ma deve essere la nostra filosofia: cercare chi ha margini e valorizzarlo. Noi stiamo preparando Berardi e Zaza per la Juve”.

E su questi due giovani italiani il Sassuolo sta creando un modello più che valido, che prevede il dare fiducia e valorizzare i prodotti dei vivai italiani.

L’idea di puntare sugli italiani è frutto del presidente della squadra emiliana.  “È una scelta di Squinzi -afferma Di Francesco- ben vengano gli stranieri bravi, ma se gli italiani lo sono allora voglio questi“.

Il Sassuolo allora si gode il suo allenatore e i suoi gioielli made in Italy. Un gruppo che va in gol da 14 partite consecutive, in perfetto stile zemaniano, come ammette lo stesso Di Francesco: “Cerco di trasmettere una mentalità offensiva. Sarò noioso, ma l’ho imparato da Zeman. Anche per i giovani: se uno è bravo, lui gli dà fiducia”.

Ma da buon italiano Di Francesco sembra dar molto peso anche ad un certo equilibrio tattico, a differenza del Boemo, con una difesa che non va allo sbaraglio ed un centrocampo che compie fase offensiva e fase difensiva con la stessa intensità.

Un progetto ambizioso e a lungo termine, anche se le sirene delle grandi squadre (Fiorentina su tutte) cominciano a farsi sentire. Ma Sassuolo, per ora, coccola il suo allenatore e la sua visione del calcio Made in Italy.

Federico Rapini

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