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Manchester, 3 dic – Ennesimo episodio di repressione in nome del politicamente corretto nel mondo del calcio. Stavolta a finire sotto la scure dell’antirazzismo è l’attaccante uruguaiano del Manchester United, Edinson Cavani. L’ex attaccante di Psg e Napoli è stato accusato di razzismo per aver utilizzato il vezzeggiativo “negrito” e ora la Federcalcio inglese ha aperto un’inchiesta che costerebbe al Matador una maxi multa e una squalifica per varie giornate.

Cavani scrive “Gacias negrito”. E parte la crociata in nome dell’antirazzismo

La vicenda risale a domenica scorsa, dopo la partita di Premier League Southampton-Manchester United, vinta in rimonta 2-3 dagli ospiti con una doppietta di Cavani. A fine partita l’attaccante uruguaiano riposta sulle sue storie Instagram quella di un amico in cui gli fa i complimenti per la grande prestazione scrivendo “Asi te quiero Matador!”. Citando il commento dell’amico, Cavani scrive “Gracias negrito”. Apriti cielo e subito sui social l’attaccante è stato preso di mira da schiere di utenti che lo accusano di aver scritto la parola tabù, seppur scritta in vezzeggiativo. Adesso Cavani rischia una squalifica di tre turni per aver semplicemente usato un linguaggio colloquiale con un amico.

Nonostante i molti fan accorsi in aiuto che hanno chiarito come il commento fosse indirizzato ad un amico perché seguito appunto da Cavani su Instagram, il Matador ha dovuto chiedere scusa. Postando un selfie con l’amico, presunta vittima di discriminazioni razziali, ha precisato che “la risposta era riferita ad un amico in maniera scherzosa, visto che lui si era congratulato per i gol segnati. Non volevo offendere nessuno e sono dispiaciuto siano state mal interpretate le mie intenzioni”

La Premier League: un campionato totalmente ideologizzato

Questa vicenda di accanimento antirazzista contro un calciatore non è il primo caso nella massima divisione del calcio d’oltremanica. Molto simile fu il caso di Luis Suarez, all’epoca in forza al Liverpool, che in un Manchester-Liverpool del 2011 insultò Patrice Evra, allora terzino dello United, che andrà poi a denunciare l’accaduto alla stampa nel post partita. A nulla servirono le spiegazioni del campione uruguaiano sul termine “negrito” che in Uruguay è usato comunemente senza connotazione discriminatoria. A sostenere la tesi del pistolero furono persino esperti linguistici dell’Urugay, ma Suarez fu squalificato per 8 turni.

Più recente è il caso dell’ala del Manchester City, Bernardo Silva, che, un anno fa, per un tweet rivolto al suo stesso compagno di squadra Mendy, è stato squalificato per una giornata con multa di 50mila sterline. Nel tweet il portoghese pubblicò la foto da bambino del suo compagno insieme a quella della mascotte di “Conguitos”, una marca di arachidi al cioccolato, giocando sulla somiglianza tra i due scrivendo “Indovina chi?”. Nonostante lo stesso Mendy chiarì che il tweet del compagno non era per nulla discriminatorio, la Federcalcio inglese procedette con la sanzione, motivandola per il fatto che sui canali ufficiali dei giocatori non era consentito pubblicare tali contenuti. L’ennesima scellerata censura sui social.

Non c’è però da stupirsi sul quanto il politicamente corretto la faccia da padrone nel più ricco campionato del mondo. Basti pensare che, dopo la morte di George Floyd, i giocatori di tutte le 20 squadre di Premier League hanno disputato varie partite con la scritta “Black Lives Matter” sul retro delle maglie. Scritta che ancora oggi giganteggia sui teloni per coprire gli spalti vuoti – dato il perdurare del divieto di pubblico per l’emergenza sanitaria – durante le partite delle squadre di Premier.

Riccardo Natale

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1 commento

  1. dico…
    non si può nemmeno parlare con un amico che un terzo si offende?
    ma che vadano al diavolo,questi pazzi schizoidi:
    che vengano a rompermi le scatole a me,quando sto in compagnia dei miei amici di ogni razza e colore:
    così dopo che gli ho rotto i corni io,
    se li passa anche tutta la mia compagnia.

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