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nibali2016Sant’Anna di Vinadio, 28 mag – La fuga ha ancora margine, Rein Taaramae del Team Katusha si invola verso la vittoria della 20esima tappa del Giro d’Italia, mentre dietro, a circa 9′, ci si gioca la maglia rosa. Sul Colle della Lombarda a 15 km dal traguardo di Sant’Anna di Vinadio, Michele Scarponi sta imponendo un ritmo forsennato al gruppo con tutti i capo branco dietro la sua ruota in rigorosa fila indiana. Vincenzo Nibali scruta l’orizzonte e sente il sangue delle prede, quando il compagno di squadra, dopo un curvone sulla sinistra si sfila, il siciliano capitano dell’Astana accelera. Il suo è un cambio di frequenza, mai uno scatto, caratteristica tipica dello Squalo. Esteban Chaves, il leader della corsa, e Alejandro Valverde reagiscono immediatamente, Steven Kruijswijk – che corre con una micro-frattura ad un costola – e gli altri cedono il passo. Il messinese capisce che è il momento di colmare il distacco con Chaves, quei 44″ valgono la vita o la morte sportiva. Si superano i 1800 metri di altitudine e Nibali riparte, guarda le pedivelle, guarda la catena, si volta ha 10 metri di vantaggio, la maglia rosa abbassa la testa, lo spagnolo della Movistar a ruota del colombiano. Il Giro d’Italia si decide qui.



L’alfiere celeste, guidato in ammiraglia da Giuseppe Martinelli si trasfigura, gli occhiali riflettenti fanno da schermo, ma le gambe non mentono e il passo che imprime è da miracolo. Solo due giorni fa era scivolato a quasi 5′ da Kruijswijk e la corsa che doveva essere vinta, quasi come una formalità, un bagno di vergogna e pentimento. Tanel Kangert, compagno del re in giallo al Tour 2014, si palesa e aiuta il proprio condottiero verso il Gran Premio della Montagna. Qualche chilometro a tutta e poi la discesa. Il distacco si dilata. Valverde con Rigoberto Uran all’inseguimento, più dietro Chaves e gli altri racchiusi in una preghiera. Sant’Anna di Vinadio un miraggio, un sacrificio verso l’icona in rosa, ultima asperità delle tre settimane. 2350 metri che pungono i polpacci, ma il fachiro in sella che risponde al nome di Vincenzo Nibali, inchiodato alla sella in ogni istante, è nella celebrazione del martirio che lo vede vincitore per la seconda volta del Giro dopo la competizione del 2013. Taglia il traguardo in sesta posizione a 6’44” dal vincitore di tappa, l’estone Taaramae, dietro tutti gli altri. La rosa è realtà, una sublime realtà.

Il campione siculo ha catechizzato alla sua dottrina il popolo delle due ruote, ancora una volta. E’ passato dall’inferno al paradiso in due giri di lancetta, in 48 ore di passione. Certo senza la caduta di Kruijswijk, staremmo parlando dell’olandese volante vincitore, ma sul tracciato del ciclismo il percorso dei se e dei ma non ha modo di esistere e si stacca al primo cavalcavia. Eppure c’è tutto in questo finale, c’è l’essenza ultima della bicicletta, ci sono i miti che sorridono dal cielo, il pubblico in visibilio che insegue gli atleti, la strada puttana e redentrice, il corpo contro la meccanica di telai futuristici e la vittoria come costrizione. Costretto a vincere Nibali – quarta corsa a tappe conquistata dopo la Vuelta 2010, il Giro 2013 e il Tour 2014 – paladino umile di una fatica antica, fatta di battistrada capaci di accarezzare le vette e rendere eterno l’attimo del riscatto.

ARRIVO:1. Rein TAARAMAE (Est, Katusha) 134 km in 30,603 km/h; 2. Atapuma (Col) a 52”; 3. Dombrowski (Usa) a 1’17”; 4. Nieve (Spa) a 4’12”; 5. Foliforov (Rus) a 4’36”; 6. Nibali a 6’44”; 7. Valverde (Spa) a 6’57”; 8. Uran (Col); 9. Visconti a 7’47”; 10. Majka (Pol) a 8’06”; 11. Jungels (Lus); 12. Brambilla a 8’13”; 13. Kruijswijk (Ola); 14. Chaves (Col) a 8’20”; 15. Scarponi.
GENERALE: 1. Vincenzo NIBALI (Astana); 2. Chaves (Col) a 52”; 3. Valverde (Spa) a 1’17”; 4. Kruijswijk (Ola) a 1’50”; 5. Majka (Pol) a 4’37”; 6. Jungels (Lus) a 8’31”; 7. Uran (Col) a 11’47”; 8. Amador (C. Rica) a 13’21”; 9. Atapuma (Col) a 14’09”; 10. Siutsou (Bie) a 16’20”.
Lorenzo Cafarchio
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