Roma, 31 ott — Alle sfide e alle imprese di successo, gli alpinisti Riccardo Bergamini e Matteo Stella, ci hanno ormai abituato. Un anno fa scalarono una montagna inviolata nella catena himalayana in Nepal, nel 2019 avevano affrontato trionfalmente la salita del monte Denali in Alaska.

Bergamini e Stella in vetta al Khosar Gang (6401 metri)

Quest’anno l’obiettivo era salire in Pakistan nel periodo autunnale — una stagione climatica non favorevole per le scalate in questo Paese — e raggiungere un nuovo picco, possibilmente da una via di salita nuova e in piena autonomia. Si è conclusa con successo la terza spedizione alpinistica per Bergamini e Stella, primi italiani a conquistare il Khosar Gang (6401 metri) nella Shigar Valley, nella regione del Gilgit Baltistan in Pakistan.

Un’altra impresa tricolore (anche con il meteo avverso)

Atterrati ad Islamabad l’11 ottobre, i due iniziano da subito ad organizzare la logistica di avvicinamento alla montagna e consultando le previsioni meteo capiscono che i giorni a disposizione per scalare saranno molto pochi. Dal 19 ottobre sono previste perturbazioni e precipitazioni nevose, non c’è tempo da perdere. Il 14 ottobre, dopo due notti passate a Skardu, inizia il trekking dal villaggio di Sildi, una località posta ad una altitudine di 2300 metri circa, per il campo base, che sarà montato a circa 3800 metri. Come detto il tempo stringe, così il giorno dopo Bergamini e Stella salgono a 5200 metri per un deposito al campo 2, dove lasceranno una tenda con il materiale occorrente per la successiva scalata alla cima. Ed è in questa fase che si rendono subito conto che le condizioni della montagna sono pessime con neve fresca e instabile soprattutto nei pendii rocciosi dove occorre arrampicare.

Ma le previsioni meteo sono sfavorevoli e confermano che dal 19 ottobre e per i giorni successivi sono previste nevicate e instabilità. C’è poco da ragionare: il 17 ottobre si ritrovano di nuovo al campo 2. “Tornati al campo 2 ci siamo resi conto che degli animali ci hanno mangiato e portato via tutto il cibo, oltre che lasciarci vari escrementi dentro la tenda. Quindi oltre a ripulire la tenda, il giorno dopo abbiamo dovuto intraprendere la scalata senza mangiare”, racconta Bergamini. “Cercare la via di salita durante le ore notturne è stato complicata fin dal principio a causa dell’instabilità del manto nevoso, ma arrivati sotto a un grande seracco la situazione è cambiata radicalmente”.

In cima nonostante le difficoltà

Lo scalatore lucchese prosegue nel descrivere le difficoltà incontrate. “Abbiamo dovuto più volte arrampicare su ghiaccio, ghiaccio nero su pendii di almeno 50 gradi. Dopo alcune centinaia di metri di salita ancora un grande seracco ma questa volta non era possibile aggirarlo e abbiamo dovuto scalarlo. Non è stato semplice a causa il duro ghiaccio e la terminale da attraversare con un grande buco nero che sembrava aprirsi sempre più, ogni volta che lo guardavamo. Percorso questo tragitto, restavano le ultime decine di metri di salita e quando tutto sembrava concluso, a un tratto abbiamo cominciato a sprofondare nella neve, che in alcuni punti ci arrivava fino alla vita. Onestamente, a 7/8 metri dalla vetta credevo che non ce l’avremmo fatta”.

La situazione era resa ulteriormente complicata dal freddo “pungente con temperature molto al di sotto dello zero termico. Non a caso, a fine spedizione ho accusato alcuni congelamenti alle dita delle mani. Stella, invece, ha subito congelamenti alle dita dei piedi e all’ospedale di Skardu i medici gli hanno consigliato riposo assoluto per almeno 4 mesi”. Conclude Bergamini: “Non abbiamo potuto cercare una via nuova: le condizioni pessime della montagna non lo consigliavano. Onestamente la cosa più ragionevole da fare era tornare indietro. Il rischio valanghe nell’ultimo tratto di salita era evidente. In vetta ci siamo abbracciati, abbiamo scattato qualche foto e dopo circa 10 minuti abbiamo intrapreso la discesa che non si prospettava proprio come una gita domenicale”.

“La salita è stata tecnica, negli ultimi 100 metri sembrava di essere ad 8000 metri, si facevano 10 passi e si stava 1 minuto a respirare, causa neve profondissima”, ricorda Stella. “È stata una vera avventura e tornati al campo 2 dalla cima, abbiamo avuto appena il tempo di impacchettare la tenda e tutto il materiale per riprendere la discesa verso il campo base. Poco dopo aver intrapreso la discesa ha iniziato a nevicare ma alle 18, ormai al buio, abbiamo raggiunto il sospirato campo base. Si è presentata una montagna molto tecnica, non me lo aspettavo“.

Una bella avventura e una bella impresa a lieto fine per i due alpinisti. E per la terza spedizione alpinistica consecutiva insieme, raggiunta la vetta, viene esposto fieramente il tricolore. Le autorità pakistane hanno confermato che Bergamini e Stella sono i primi italiani ad aver salito questo montagna.

Bergamini e Stella sul Khosar Gang, la fotogallery:

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