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Roma, 12 lug – “Una nazionale multietnica, veloce, equilibrata: ma soprattutto ricca di giovani fenomeni”. Così Rai News raccontava l’Inghilterra prima della finale persa contro l’Italia. L’ennesima, stucchevole, nenia sui valori del melting pot. Sono anni che ci tediano con questa versione alterata della realtà. Anni di retorica sulla superiorità della società multietnica e sul perché l’Italia sarebbe ancora indietro, costretta a rincorrere altri Paesi europei che hanno raggiunto le vette dell’Olimpo civile. La grande stampa di casa nostra si è talmente piegata al verbo politicamente corretto da non riuscire a partorire altro. Punte di invidia imbarazzanti, sempre lì a lisciare le altrui conquiste (o presunte tali). Un pervicace, martellante, tentativo di convincerci tutti della necessità di una svolta anche in Italia.



L’Italia liquida l’Inghilterra multietnica

E ce ne hanno spiattellate di ogni, sono arrivati pure a invocare lo ius soli perché altrimenti avremmo perso qualunque treno. Nel calcio come altrove, italiani destinati alla sconfitta di fronte alla Babilonia eretta altrove. Ricorderete, d’altronde è diventato virale, l’articolo del Corriere della Sera in vista della partita degli Azzurri contro la nazionale belga. “Perché il Belgio è così forte? Squadra multietnica”, titolava il Corrierone. Illustrando poi meglio il concetto: “La chiave è stata il modello multietnico stile Francia 1998: oggi lo spogliatoio è multirazziale, la lingua comune l’inglese e la diversità è diventata virtù, in una sintesi perfetta fra i modello tecnico atletici franco-italiano (Vallonia) e olandese (Fiandre)”. Peccato che differenza non fa rima con uniformità. Il modello tanto decantato dai media di casa nostra è quanto di più lontano dal “rispetto per il diverso”. E’ puro livellamento, che cancella qualsivoglia diversità e dunque identità.

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Continueranno. E perderanno, di nuovo

L’esito di questi Europei di calcio dimostra semplicemente che cotanta stucchevole narrazione è fasulla. Crolla così, d’un tratto, la certezza di chi scriveva futilità dopo il mondiale vinto dalla Francia. Perché multietnica, of course. No signori, a vincere stavolta è stata una nazionale tutto tranne che multietnica. Come la mettiamo adesso? L’Italia ha battuto nettamente il Belgio e vinto pure con la favoritissima Inghilterra nel tempio infuocato di Wembley. Erano tutti contro di noi, ci davano per spacciati, pronti a incensare i giovani fenomeni inglesi. Ci avrebbero pure raccontato qualche storia strappalacrime sui singoli calciatori arrivati da chissà dove. Certo, lo faranno lo stesso, continueranno a straparlare di superiorità multietnica. Coglieranno ogni occasione possibile per attaccare le nazioni, le patrie, le identità. E perderanno, perderanno ancora.

Eugenio Palazzini

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10 Commenti

  1. Belgio, Francia e Inghilterra, più che multietniche sono africanizzate. Perché parliamoci chiaro, gli elementi di origine straniera che fanno parte di queste nazionali sono quasi esclusivamente di origine africana, non certo asiatica o amerinda.

    Io ho paura che qui in Italia, dopo questo strepitoso successo di ieri sera, la politica imporrà alla FIGC delle norme per favorire massicce naturalizzazioni di calciatori stranieri (meglio se africani) e al contempo ostacolare quelle degli oriundi, al fine di avere anche qui una nazionale azzurra africanizzata.

  2. Ma il Commonwealth continua ad andare avanti alla faccia nostra e della nullità europea, in pieno sviluppo grazie ai rapporti di forza etno-classisti. Multietnico è un termine usato dai paraculo ancora oggi vincenti fuori dai giochi popular!!

  3. L’italiano è bello perché è semplice ma c’è chi si ostina ancora a non capirlo.
    Multietinico: 2 o più etnie.
    L’Italia ha giocatori italiani e brasiliani.
    Com’era quella storia della nazionale multietnica?

  4. La cittadinanza italiana non è basata sullo ius soli, quindi il luogo di nascita non definisce la cittadinanza italiana di qualcuno. Qui in Brasile c’è anche un dialetto dell’italiano che è originato da diversi dialetti del Veneto, il Talian. I calciatori “brasiliani” della nazionale sono cittadini italiani iure sanguinis dalla nascita. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Dialetto_talian

    I cosiddetti “oriundi” (cittadini italiani nati all’estero) erano presenti anche con Mussolini: L’Italia si presentò ai Mondiali del 1934 con cinque oriundi in rosa: Atilio Demari, Enrique Guaita, Amphilóquio Guarisi, Luis Monti e Raimundo Orsi. E vinse quel mondiale. Così come vinse quello del 1938, al quale partecipò però un solo oriundo, Miguel Andriolo.

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