figc1Roma, 31 lug – Dopo la disfatta degli azzurri nel mondiale in Brasile, sul mondo calcistico italiano si è abbattuta una bufera: mentre il commissario tecnico Cesare Prandelli e il presidente federale Giancarlo Abete rassegnavano le loro dimissioni, addetti ai lavori e calciofili in generale chiedevano a gran voce un rinnovamento totale per rilanciare il movimento calcio italiano.

Nonostante sia passato oltre un mese, quest’aria di rinnovamento fatica a celarsi. Dopo un primo periodo nel quale la stampa e i media hanno dato vita al toto-commissario tecnico, gli ultimi dieci giorni sono stati dedicati alla sfida tra Carlo Tavecchio e Demetrio Albertini per la carica di Presidente della F.I.G.C. Due figure, quelle dei candidati per la massima carica del calcio italiano, non certo nuove: Tavecchio è presidente della Lega Nazionale Dilettante dal 1999, Albertini è vice-presidente della F.I.G.C. dal 2007. La domanda è quindi lecita: dove sarebbe il rinnovamento?

Ciò che lascia maggiormente perplessi nella sfida che porterà alla designazione del nuovo presidente federale è però un altro aspetto, ovvero la totale assenza di contenuti. Difatti, difficilmente sulla stampa e sui media si parla dei programmi dei due candidati – ad essere sinceri sembrano abbastanza scarni per avere la pretesa di risollevare il calcio italiano – ma si è preferito screditare uno dei due candidati, il più vecchio Tavecchio, per lanciare la candidatura di Albertini. L’attuale vice-presidente della Federazione, tra l’altro, si è presentato all’opinione pubblica con uno slogan studiato ed efficace: “Voglio essere il regista di un cambio”. A quale cambio si riferisce? Nel programma di Albertini, tra le altre cose, si può leggere: sollecitare il Governo per lo ‘Ius soli’, per permettere ai cittadini stranieri, nati in Italia, di avere la cittadinanza italiana. Ecco quindi spiegato perché stampa e media sostengono a gran voce la sua candidatura. Se prima della rassegna mondiale venivano osannati Prandelli e Abete, oggi viene fatta la stessa cosa con Albertini: l’obiettivo finale è sempre il solito, cercare di rendere la nazionale di calcio una squadra  multietnica.

Sia chiaro, non è intenzione di chi scrive fare il partigiano di Tavecchio. Non è in discussione il fatto che l’attuale Presidente della L.N.D. non sia la l’uomo adatto per attuare un rinnovamento totale. Così, come non può esserlo Albertini, alla luce del suo mandato di otto anni come vice-presidente federale e di un programma elettorale in linea con quello del suo predecessore – abbiamo già analizzato quanto sia dannoso anteporre i progetti politici a quelli calcistici.

A proposito di programmi elettorali, quelli dei due candidati risultano, come già detto, scarni e quindi inadeguati per risollevare il calcio italiano. Parlare nel programma di stadi e sicurezza significa non conoscere la materia, perché la crisi del calcio nostrano non è certo dovuta alla violenza negli stadi. Allo stesso tempo, proporre un nuovo format dei campionati, con una serie A a 18 squadre, non risolverebbe niente: la Liga spagnola è composta da 20 squadre e, nonostante ciò, il movimento spagnolo ha negli ultimi anni dominato a livello europeo e mondiale.

Visto che la corsa alla Presidenza della F.I.G.C. è stata finora povera di contenuti, Il Primato Nazionale ha voluto fare una serie di proposte, un programma virtuale per il rilancio del calcio italiano. Un programma che prevede una presenza maggiore della Federazione nella formazione dei calciatori e dei tecnici e una cura particolare delle nazionali giovanili attraverso un percorso omogeneo che prepari e formi gli atleti per la nazionale maggiore.

 

1) Riforma della Figc. 

L’assemblea della Figc è attualmente composta da sei Delegati: Delegati per le Leghe professionistiche, per la LND, atleti, tecnici, degli ufficiali di gara. Rispetto al totale dei voti dell’Assemblea federale, i voti spettanti ai Delegati della LND devono rappresentare il 34%, i voti spettanti ai Delegati delle Leghe professionistiche devono rappresentare complessivamente il 34%, i voti spettanti ai Delegati atleti devono rappresentare il 20%, i voti spettanti ai Delegati tecnici devono rappresentare il 10%, i voti spettanti ai Delegati degli ufficiali di gara devono rappresentare il 2%.

Noi proponiamo una riforma dell’Assemblea. Chiediamo una suddivisione in 9 organi con differente ripartizione dei voti: Delegati per la Seria A con il 20%, Delegati per la Serie B con il 18%, Delegati per la Serie C con il 15%, Delegati per la LND con il 10%, Delegati atleti con il 17.5%, Delegati tecnici con il 17.5%, Delegati degli ufficiali di gara con il 2%.

2) Riforma dei settori giovanili.

Imporre un limite al numero di stranieri presenti nelle rose delle giovanili di squadre professionistiche: massimo 3 per categoria (esclusi coloro residenti in Italia da oltre 10 anni).
Istituire 15 centri tecnici federali: 3 nel nord-est, 3 nel nord-ovest, 4 nel centro, 3 nel meridione, 2 nelle isole. Questi centri tecnici dovranno selezionare i migliori giovani dell’area di competenza, organizzando ogni anno 3 stage di una settimana per tutte le categorie a partire dai giovanissimi. Questi stage dovranno prevedere una doppia seduta di allenamento e una partita finale. Gli allenamenti saranno effettuati da allenatori sotto contratto con la Federazione, seguendo un programma e un modello di formazione deciso dal Settore Tecnico federale. A fine anno, per ogni categoria, saranno selezionati su tutto il territorio nazionale 36 giocatori, i quali effettueranno una stage di 3 settimane. Questi stage serviranno per allenare i migliori talenti nazionali in un ottica non competitiva, per formarli attraverso un metodo unico sul modello dei migliori settori giovanili europei e per selezionare i giocatori delle varie nazionali giovanili.
Diffondere il metodo di allenamento e formazione utilizzato negli stage regionali e nazionali a tutte le società professionistiche e dilettantistiche.
Imporre un limite minimo di investimento annuo nei settori giovanili pari all’8% del fatturato annuo della stagione calcistica precedente.

3) Giovani in prima squadra.

Le rose delle squadre professionistiche devono prevedere un massimo di 25 giocatori ed almeno 10 devono provenire da settori giovanili italiani.

4) Riforma del percorso di formazione degli allenatori.

Istituzione di corsi senza punteggi su titoli sportivi con percorso di crescita meritocratico e maggiore selezione. Esami finali con presenza di delegati federali nazionali.
Previsione di corsi separati per allenatori di settore giovanile e allenatori di prime squadre. Per quanto riguarda i settori giovanili, obbligo di patentino per allenare nei campionati regionali dilettanti e in tutte le categorie di squadre professionistiche. Per quanto riguarda le prime squadre, obbligo di patentino per allenare a partire dai campionati di promozione.
Previsione di un contratto con rimborso fisso per tutti i tecnici, da regolare a seconda del campionato e della categoria allenata.

 

 

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