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Roma, 19 set – Modena, Empoli, Fiorenzuola, Lodigiani, Treviso, Vicenza, Brescia, Palermo. No, quella dell’ultimo centravanti italiano campione del mondo, non è proprio la tipica parabola del predestinato. Anzi, questo ragazzone di oltre 1 metro e 90, passa i primi anni tra la cadetteria e la terza serie: quella tra i rognosi difensori del “calcio minore” risulta essere un’utile gavetta per chi poi scriverà pagine di storia italiana in terra tedesca.



L’incontro con la massima serie coincide con la prima estate del nuovo millennio. Grazie all’occhio lungo di Rinaldo Sagramola – ex dirigente della Lodigiani – il quale si porta con sé a Vicenza quel possente centravanti che nelle due stagioni precedenti ha bucato una trentina di volte i portieri avversari. E una volta raggiunta la cima Luca – così come in campo – fa di tutto non solo per rimanerci ma per salire più in alto ancora.

La lezione di Baggio e i gol a Palermo

Le 9 marcature con la maglia dei berici – retrocessi a fine campionato – valgono la chiamata del Brescia. Le rondinelle sborsano 30 miliardi di lire per affiancare al Divin Codino il loro acquisto più oneroso: buona la prima stagione, sfortuna la seconda quando deve fare i conti con un lungo infortunio. Il gigante di Pavullo impara dal numero 10 la necessità di “fare grandi sacrifici per diventare un grande giocatore” ammirando al contempo “l’umiltà spaventosa” che portava Baggio ad arrivare per primo all’allenamento e andarsene per ultimo.

Virtù, quella dell’umiltà, che porta Luca Toni a scendere di categoria. Dalla Lombardia orientale alle coste tirreniche della Sicilia il passo è più breve di quanto sembra. I due anni palermitani si concludono con 50 reti, la promozione in A e una sorprendente qualificazione alla Coppa Uefa 2005/’06.

Firenze: la scarpa d’oro e il mondiale

Di biennio in biennio quello in maglia viola fa diventare Luca Toni il primo italiano in assoluto a vincere la scarpa d’oro (31 reti, giusto per fare un paragone Batistuta si fermò a “sole” 26). Passa il ciclone calciopoli e qualche acciacco fisico ne dimezzano il bottino nel 2006/’07. Nel mezzo la magica avventura in terra tedesca con la Nazionale allenata da Lippi che conquista il Mondiale 2006. Le presenze da titolare al centro dell’attacco sono 6 – su 7 gare – con 2 marcature (la doppietta ai quarti contro l’Ucraina) che lo fanno diventare, al pari di Materazzi, il capocannoniere azzurro di quella indimenticabile spedizione.

Il periodo d’oro continua, sulla soglia dei trent’anni arriva la chiamata del Bayern Monaco. Coppa di Lega, Bundesliga e Coppa di Germania sono condite dal titolo – unico connazionale a riuscirci – di capocannoniere della massima serie tedesca. L’allenatore Hitzfeld non può farne a meno e lo definisce, a ragione, “un animale da gol che non vuole mai riposare”. Dopo i successi in terra tedesca Roma, Genoa, Juve, una parentesi esotica e il ritorno a Firenze.

La seconda giovinezza di Luca Toni a Verona

Altro giro, altre reti. A 36 primavere – quando gli addetti ai lavori lo danno per finito – firma per l’Hellas. I tabellini registrano 20 bersagli grossi nel 2013/’14, bottino che aumenta (22) la stagione successiva. Nella sua penultima da professionista – a 38 anni suonati – vince nuovamente la classifica dei marcatori, diventandone il più anziano detentore.

Duro lavoro, sgomitate, gol e trionfi. Quella di Luca Toni, corazziere tanto generoso quanto spietato, è un’altra caparbia storia di calcio italiano.

Marco Battistini



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