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conte italia irlandaRoma, 23 giu – Prima battuta d’arresto della nazionale italiana. Una sconfitta che riporta tutti con i piedi per terra, com’è giusto che sia, ma che non deve far dimenticare quanto di buono fatto finora, ovvero passaggio del girone archiviato con un turno di anticipo. Nonostante la levata di scudi dei critici della prima ora, tornati a parlare di presunti errori di Conte nelle convocazioni – a giudizio di molti la sconfitta di ieri è originata dalla poca qualità delle “riserve” – la motivazione della sconfitta di ieri sera è molto semplice: gli irlandesi giocavano una partita da “o vita o morte”, l’Italia era già con la testa agli ottavi di finale. Giusto? Sbagliato? Difficile da dire, di sicuro è un dato di fatto. Le interviste post partita di ieri sera hanno  fatto emergere un aspetto non secondario: anche chi ha giocato meno non aveva le giuste motivazioni nell’affrontare questa partita, tra chi doveva non incorrere in squalifiche, chi non voleva infortunarsi, ecc. Qualcuno ha sostenuto: come fa a non avere le giuste motivazioni chi ha avuto una chance dopo due panchine? Può essere in parte una considerazione attinente, ma si dimentica l’aspetto più importante: i 23 convocati, il commissario tecnico e lo staff della nazionale ragionano collettivamente, da squadra. E questo è sicuramente l’aspetto positivo da salvare nella sconfitta di ieri.

 Parlando degli aspetti tattici emersi nella partita, c’è una dinamica su cui Conte dovrà lavorare: in fase di costruzione abbiamo avuto troppe difficoltà, problema che era già presente nelle partite precedenti e che si è acutizzato nella gara di ieri sera. L’Irlanda ha alzato il pressing con quattro uomini sul nostro quartetto di costruzione (i tre difensori più Motta) e la nostra nazionale ha avuto grosse incertezze in uscita, regalando molti palloni agli avversari. Le poche volte che siamo riusciti ad uscire da dietro e giocare su esterno siamo stati costretti a forzare la ricerca immediata delle punte a causa, anche in questo caso, del pressing ben organizzato degli irlandesi. Sarà un aspetto su cui lavorare, perché la Spagna sicuramente farà un pressing ultraoffensivo e proverà a limitare il nostro inizio azione: servirà maggior lucidità, in primis, ma il commissario tecnico dovrà anche preparare qualche uscita diversa rispetto a quelle viste sinora, magari su una mezzala (Giaccherini) che si muove in zona luce dentro il campo.

Per il resto, l’aspetto positivo è che da una parte siamo riusciti più del solito a muovere palla da un settore laterale all’altro per attaccare i nostri avversari sul lato debole – pur facendolo con troppa lentezza – e dall’altra non sono venuti meno i soliti flussi di gioco contiani finalizzati a sfruttare i movimenti delle due punte, che giocano molto vicine. La nostra prima occasione è nata al 42esimo del primo tempo, con un gran tiro dal limite di Ciro Immobile che ha sfruttato un rimpallo a seguito della più classica giocata della nostra nazionale: palla forte dell’esterno indirizzata sulla punta più lontana con velo (o movimento incontro ad inganno) della punta più vicina. Un ultimo aspetto emerso ieri sera, riguarda il più che positivo ingresso di Insigne nel finale. Gli ultimi 15 minuti della gara, di fatti, hanno visto la prima modifica del piano tattico della nazionale dall’inizio dell’europeo: Conte ha chiesto ad Insigne di muoversi tra le linee, lasciando Zaza ad allungare e bloccare la difesa avversaria. Sarà un cambio tattico che, probabilmente, il nostro c.t. si riserverà nel caso in cui nelle prossime partite ad eliminazione diretta sarà necessario correre ai ripari per recuperare il risultato: ci darà più imprevidibilità offensiva ma ci farà rinunciare al classico gioco tra le due punte caratteristico delle squadre di Conte.

Per chiudere, penso sia da sottolineare come la partita di ieri difficilmente potrà modificare il piano di azione di Conte, il quale sembra avere tutto sotto controllo. La prossima partita ci vedrà scendere in campo contro la nazionale più forte e vincente degli ultimi 10 anni: partiamo sfavoriti, ovviamente, ma non sconfitti in partenza. All’inizio dell’Europeo, in pochi ci avrebbero scommesso. Sarà una partita difficile, davanti troveremo la squadra con più qualità offensiva della competizione, serviranno i migliori Bonucci, Chiellini e Barzagli, quelli che Unai Emery, allenatore spagnolo detentore delle ultime tre Europa League, ha definito i tre migliori difensori centrali del mondo (cosa che qualche commentatore sportivo sembra spesso dimenticare).Se la nostra difesa riuscirà a reggere l’urto, così come fatto in Champions League nelle partite contro il Bayern Monaco (o contro il Real Madrid nella scorsa stagione), potremo dire la nostra. Lucidità, cuore e fame da italiani. Queste le nostre ricette contro i più forti del mondo. Ma le motivazioni, spesso, portano ad ottenere risultati impensabile. Per questo gli azzurri devono e possono credere nella vittoria.

Renato Montagnolo