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Mille quesiti, altrettante risposte ed un dualismo che non smetterà mai di far discutere. Più epoche cestistiche a confronto, discussioni e dibattiti: partire da Jerry West, incastonato nella storia e chissà, per sempre nel simbolo dell’NBA, e finire con Derrick Rose. Saltare dalla classe di Larry Bird allo strapotere fisico di LeBron James. Passaggi storici e rivoluzioni totali, tra giocatori diametralmente opposti e con caratteristiche completamente differenti uniti da un grande riconoscimento: il titolo di Most Valuable Player.

La domanda sorge spontanea: chi è il più grande MVP dell’NBA? Un semidio della pallacanestro al comando c’è, trasformatosi addirittura in brand che potrebbe persino comparire sulle divise da gioco nella prossima stagione: Michael Jordan è, in un simil plebiscito, il miglior giocatore di sempre.

Ma occhio a chi stravede per la combo fisico-tecnica di LeBron, che con Kobe Bryant condivide una leadership apprezzata da molti, o all’atipico playmaking di Magic Johnson, capace di costruire gioco come pochi altri dall’alto dei suoi 206 cm. Come al solito, non può esistere una  risposta o una soluzione che accontenti chiunque. Un capitolo, quello relativo all’MVP, storicamente strettamente legato ad un altro, interessante scenario che assumerà forme più concrete e definite negli anni a venire. Impossibile non aver mai giocato con la fantasia ed aver immaginato uno scontro tra titani, tra presente ed immediato avvenire: leggende contro i futuri  (e possibili) giocatori della Hall of Fame, una battaglia alla quale abbiamo già avuto fortuna di assistere in numerose partite NBA di regular season e di playoff in questa stagione e nelle annate precedenti. Bryant, Pierce, Duncan, James, Wade e Nowitzki contro i vari Curry, Irving, Lillard, Wall, Aldridge, Griffin e Marc Gasol.
Inutile, poi, pensare alla bellezza e al fascino di sfide, a pari livello, tra i giocatori più importanti della storia dell’NBA e del presente: una possibilità, sfortunatamente, rintracciabile e praticabile solamente nel magico mondo virtuale dei videogiochi, in cui vedere Bill Russell difendere su Dwight Howard o Doctor J attaccare Carmelo Anthony, con Stockton e Chris Paul a sfidarsi in cabina di regia, è tutt’altro che utopia.

Troppa, tanta immaginazione: meglio affidarsi a ciò che ci dirà il futuro, tra capitolo MVP e nuove, avvincenti sfide tra fenomeni affermati e pronti ad affermarsi sempre più. Quest’anno è toccato a Steph Curry e ad un sorprendente Andre Iguodala: guai a fermarsi qui, però. La storia è scritta dai vincitori, capitolo che chiede, costantemente di essere aggiornato.

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