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Roma, 9 ott – Quasi 800 km di strada, 8 anni – o poco più – di duro lavoro per completarla, un investimento da 270 miliardi di lire. Stiamo parlando dell’Autostrada del Sole, simbolo di un’Italia nella quale lo Stato, sull’insegnamento del periodo precedente, è ancora capace di fare l’imprenditore. Siamo a cavallo degli anni ‘50 e ‘60 e mentre l’economia italiana prospera come non mai, la “civiltà del lavoro” – altro concetto ereditato dalla prima metà del secolo – è davvero l’elemento fondante della Repubblica.



Come si suol dire, l’A1 allaccia lo stivale – per davvero – da Milano a Napoli. Passando per le maggiori città del giardino dell’impero (Bologna, Firenze e Roma). Si avvicinano così gli operai del sud alle fabbriche del nord e la produzione settentrionale ai mercati del mezzogiorno. L’Italia è una macchina da corsa a cui piace viaggiare a ritmo sostenuto. Non a caso, nel 1987 il nostro Pil sorpassa quello britannico facendoci diventare momentaneamente la sesta forza mondiale. Posizione addirittura migliorata nel 1991 quando davanti a noi rimangono solo Usa, Giappone e la riunificata Germania.

Corsa scudetto: il Napoli fa da battistrada

Proprio in quel periodo sul rettangolo verde a farla da padroni nella lotta per lo scudetto sono le rappresentative calcistiche delle città poste agli estremi del più lungo tratto autostradale italiano. In un lustro infatti il Napoli di Maradona, il primo Milan di Sacchi e l’Inter trapattoniana si dividono 4 titoli di campioni d’Italia, altrettanti secondi posti e un poker di terze piazze.

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Napoli 21, Milan 19, Inter 17 recita l’attuale classifica. A trent’anni di distanza sembra proprio che questo triello sia destinato a tornare di moda. Alla seconda sosta stagionale davanti a tutti – e a punteggio pieno – ci sono quindi i partenopei. Gli uomini capitanati da Lorenzo Insigne, miglior difesa con sole tre reti incassate, sono partiti nel migliore dei modi possibili. Abbinando ai risultati prestazioni di spessore. Oltre alle vittorie contro le medio-piccole, che spesso e volentieri hanno un peso specifico notevole nel decidere chi a maggio sarà davanti a tutti, di particolare fattura il successo interno contro la Juventus oltre ai colpacci in casa della Samp (0-4) e quello di Firenze (1-2 in rimonta).

Le milanesi seguono a ruota

Due punti dietro il Milan dei giovani reduce dalla prova di forza di Bergamo. L’unico (mezzo) passo falso i rossoneri l’hanno registrato alla quarta giornata, quando a Torino non sono andati oltre l’1-1 contro una Juventus (allora) in seria difficoltà. I sogni di gloria del diavolo, che per il momento ha sopperito attraverso il gioco alle defezioni dei più esperti Ibra e Giroud, passano anche dalla crescita del terzino Calabria e del giovanissimo regista Tonali – entrambi a segno con l’Atalanta – i quali si stanno trasformando da verdi speranze in affidabili realtà.

Chiude il terzetto di testa l’Inter. Dopo le prime uscite i campioni d’Italia sembrano aver arrugginito i meccanismi in fase di non possesso palla. Nella scorsa stagione la partenza fu a rilento a causa dei troppi gol subiti, ma con il nuovo corso hanno guadagnato in imprevedibilità. Anche nei calci da fermo dove sia il turco Calhanoglu che (soprattutto) il laterale Dimarco aggiungono pericolose frecce al devastante potenziale offensivo. La cartina tornasole delle ambizioni nerazzurre ci saprà dire qualcosa di più alla ripresa. Lazio, Juve, Milan e Napoli in poco più di un mese saranno un bel banco di prova.

Almeno fino a dicembre, con tutte e tre le squadre impegnate nelle coppe europee, il calendario farà comunque da arbitro imparziale. Diverso il discorso da gennaio in avanti, quando la Coppa d’Africa – gli azzurri perderanno la spina dorsale Koulibaly-Anguissa-Osimhen, i rossoneri sia Kessie che Bennacer – e l’eventuale uscita dalle competizioni continentali potrebbero incidere in un periodo così determinante per la conquista dello scudetto.

Le altre sorelle… ingolfate

Le restanti quattro sorelle considerate ai nastri di partenza tra le favorite hanno al contrario già perso terreno. La Roma (15 punti) ancora non convince appieno: un ottimo motore che a volte purtroppo gira a vuoto. Lazio e Atalanta, ferme a 11, oltre al notevole ritardo, pagano rispettivamente l’eccessiva altalenanza – i biancazzurri – e il fatto di non aver ancora acquisito, nonostante anni ai vertici, una mentalità vincente (gli orobici, vedi le ultime partite contro le milanesi). Ultima, ma non per ultima, la Juventus, anch’essa attualmente a 10  lunghezze dal vertice. Fatichiamo a credere che a Torino si possano accontentare della qualificazione in Champions League. CR7 non è sostituibile ma la trazione italiana dei bianconeri – Chiesa e Locatelli vogliono affermarsi come campioni totali, la cura Allegri sta restituendo un Bernardeschi nuovo di pacca – proverà a deviare il percorso di questo scudetto che sembra proprio destinato a viaggiare lungo l’Autosole.

Marco Battistini



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