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Roma, 8 mag – Nel corso dei giorni scorsi abbiamo osservato l’ondata scaturita in seguito agli assembramenti di Milano, dovuti alla vittoria dello scudetto da parte dell’Inter. Un susseguirsi di polemiche ed indignazione che ha prodotto il consueto rimpallo di accuse tra le forze politiche. Tuttavia, sarebbe opportuno superare il consueto clima di moralismo e terrore degli ultimi tempi, provando a tranquillizzarsi. Nel giugno del 2020 simili accadimenti avvennero a Napoli, dopo la vittoria della Coppa Italia. Il tutto senza alcun successivo rialzo dei contagi.



Assembramenti “calcistici”? Riaprire gli stadi

Non è inoltre comprensibile come si possa giudicare negativamente chi, in seguito al raggiungimento di un successo della squadra di cui è tifoso, scende in strada per gioire. Certo, si potrebbe obiettare indicando nell’emergenza pandemica un valido motivo di apprensione per l’aggregazione di persone. Eppure, siamo convinti che a tali obiezioni – ammesso siano valide – debbano almeno proseguire delle proposte concrete di organizzazione, volte ad impedire gli assembramenti. Ad esempio, perché non si valuta l’immediata riapertura degli stadi, così da poter gestire con ingressi scaglionati l’afflusso dei tifosi?

Oppure, organizzare i festeggiamenti in piazza con il dovuto servizio di filtraggio ed ordine pubblico potrebbe rivelarsi un metodo utile. Invece, è ancor più assurdo dover rinunciare agli ingressi negli impianti sportivi per queste settimane, dato che agli Europei saranno ammessi migliaia di spettatori. Ovviamente, non possiamo che condividere la scelta (sia pur con una capienza ridotta per le nostre aspettative) di permettere a dei sostenitori di seguire dal vivo la nazionale italiana di calcio.

Anche in ragione di tale opportunità crediamo che indirizzare il flusso di tifosi in festa negli appositi stadi sarebbe una scelta saggia e proficua. Tuttavia, se simili possibilità non saranno considerate non potremo che comprendere e sostenere la scelta di coloro che riempiranno le città con voglia di festeggiare.

Tommaso Alessandro De Filippo

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