Festa azzurra negli spogliatoi (Foto ufficio stampa Fir)
Festa azzurra negli spogliatoi (Foto ufficio stampa Fir)

Edimburgo, 1 mar – E’ una Italia rimaneggiata quella giunta a Edimburgo per affrontare la Scozia nel terzo turno del Sei nazioni di rugby. Sono ben sette le assenze fra gli azzurri ma, quando devi affrontare il popolo del kilt, anche una coperta corta, se di buona stoffa, può bastare. Aggiungiamo che la qualità del gioco, ieri a Murrayfield, non è stata delle migliori in senso assoluto e viene fuori una partita da Italia, di quelle da guerra di trincea, incontri nei quali riusciamo sempre a dire la nostra.

L’inizio è in salita: dopo appena otto giri di lancette siamo sotto per 10-0, e la meta di intercetto di Bennett sembra far rivivere l’incontro del 2007 ma a parti invertite. La reazione c’è, immediata, e Furno schiaccia in meta al 9’ un pallone conquistato, difeso e portato avanti dall’intera mischia azzurra. Gli scozzesi attaccano a testa bassa, si rendono pericolosi con alcune incursioni dell’estremo Hogg, ma non capitalizzano al massimo lo sforzo e portano a casa un bottino di sei punti, frutto delle punizioni del mediano Laidlaw. Il XV italiano è più ordinato rispetto alle precedenti prestazioni, e mostra una solidità mentale fondamentale per l’esito finale di incontri così equilibrati. Concentrazione e prontezza di riflessi determinanti nella meta giunta a fine primo tempo, che ci tiene legati all’incontro e aumenta la pressione psicologica sui padroni di casa. Haimona, dalla piazzola, calcia ancora una volta in maniera imperfetta: la palla colpisce il palo destro e rimbalza in campo, il più lesto di tutti è il trequarti ala Venditti che la agguanta e la schiaccia in meta, alla base del palo sinistro, fra un nugolo di avversari sorpresi.

La ripresa è una battaglia campale, assalti, difesa e ripartenze continue su entrambi i fronti. Il campo di Murrayfield potrebbe trasformarsi in Caporetto o Monte Grappa, l’esito è incerto fino alla fine. Scorre il minuto 73, l’Italia ha una mischia sulla linea dei cinque metri avversaria: tacchetti piantati nel terreno, reso pesante dalla pioggia battente, muscoli in tensione, orgoglio e voglia di vincere. Mettiamo per due volte in difficoltà la mischia scozzese (allenata dall’italiano Marcello Cuttitta), li costringiamo a un evidente fallo ma l’arbitro irlandese Clancy non rileva gli estremi per la meta tecnica, e non punisce i nostri avversari neanche con un cartellino giallo. E’ comunque punizione per gli azzurri, altra mischia, questa volta Clancy ravvede un fallo dei nostri avanti, punizione per la Scozia e il pubblico esplode in un boato liberatorio.

La delusione scozzese a fine gara
La delusione scozzese a fine gara

Sembra finita ma l’incontro ha ancora tanto da dire nei cinque minuti finali. L’apertura Horne si infortuna nel calciare la punizione: se il pallone fosse finito fuori si sarebbe ripreso il gioco con una rimessa scozzese a metà campo, invece il dolore alla gamba di appoggio fa uscire un calcio impreciso. Il pallone resta sul terreno di gioco, raccolto dai nostri trequarti pronti all’ultimo assalto. Risaliamo il campo, guadagniamo l’ennesima punizione e conquistiamo con sicurezza la touche, grazie all’intesa tra Manici e Furno. Primo carrettino, metri guadagnati, secondo carrettino, punizione e cartellino giallo per la seconda linea Toolis. La mischia italiana è un carapace che avanza compatto: alla terza moul consecutiva gli scozzesi non possono fare altro che commettere ancora fallo. Clancy non ha dubbi, alza il braccio al cielo, fischia e corre in mezzo ai pali, è meta tecnica per l’Italia. E’ la vittoria, completata dalla trasformazione di Allan per il 19-22 finale che regala all’Italia del rugby il primo successo del torneo. Il commento migliore alla partita lo offre il capitano Sergio Parisse in conferenza stampa: “L’Italia ha vinto perché ha avuto cuore e palle!”. E’ quello che vorremmo sempre, non solo sul campo da rugby.

Francesco Pezzuto

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