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Roma, 21 apr – La Superlega è morta, ma anche il calcio non si sente tanto bene. Inutile girarci intorno: a trionfare non sono stati i «valori dello sport», ma la ragion di Stato. Intendiamoci. Una competizione a cui si accede per blasone, e non per merito, è qualcosa di particolarmente odioso, perché vuol dire ridurre il calcio a riserva di caccia delle dinastie e dei baronati. Tutto verissimo, ma per favore, almeno risparmiateci la retorica dei ricchi e dei poveri, del «calcio vero» che ha sconfitto l’«avarizia». E questo per un motivo molto semplice: vedere la Uefa e la Fifa che si ergono a paladini dei «valori dello sport» e del «calcio dei tifosi» è una delle più disgustose ipocrisie a cui possiamo assistere.

Il calcio ridotto a business

Come è stato giustamente detto su queste colonne, il calcio non è stato ucciso dalla Superlega. Il mondo del pallone tanto caro ai tifosi più nostalgici – quello delle trasferte in treno, delle bandiere che non cambiano squadra, delle partite giocate tutte di domenica alle 15 – se ne è andato via da un pezzo. E non è stata certo la Superlega a seppellirlo. Perché il calcio è stato ridotto a business ormai decenni fa. Per permettere a tutte le società italiane di incassare fiumi di milioni per i diritti tv, ormai un tifoso non sa più se la sua squadra del cuore giocherà di sabato, di domenica o di lunedì. Se giocherà di pomeriggio, di sera o a ora di pranzo (sì, ora esiste pure il lunch match). E chi si è inventato tutto questo? Di certo non la Superlega.

L’ipocrisia dei nemici della Superlega

D’altra parte, come fanno la Figc e la Lega Serie A a parlare di «valori dello sport» se la Supercoppa italiana viene disputata in Cina, in Libia o nella democraticissima Arabia Saudita? Sarebbe questo il calcio che va incontro ai tifosi, che devono spendere una barca di soldi per vedere una partita nella ridente Gedda? Non prendiamoci per i fondelli. E poi: è credibile la Fifa che parla di «valori dello sport» nel momento in cui ha letteralmente venduto i mondiali del 2022 al Qatar, intascando ricche mazzette per far giocare un campionato del mondo a dicembre? E ancora: come si permette la Uefa di accusare gli altri di «avarizia» dopo aver varato una porcata come il Fair play finanziario e poi aver chiuso un occhio sulle furbate di Paris Saint-Germain e Manchester City? Come può Ceferin parlare di «calcio genuino» se la Uefa, ogni due per tre, aumenta il numero di squadre della Champions League per incassare sempre più denaro?

Tra l’altro, sia Uefa che Fifa dovrebbero avere il buon gusto di tacere, visti anche gli scandali che hanno travolto loro ex presidenti come Sepp Blatter e Michel Platini. Perché noi non abbiamo dimenticato nulla, e mai lo faremo. Insomma, la Superlega sarà anche una porcata, ma il calcio di una volta se n’è andato via da un’eternità. E, molto probabilmente, non tornerà mai più.

Valerio Benedetti  

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2 Commenti

  1. La soluzione è semplice: non dare più un centesimo a questo calcio malato. Andare a vedere i dilettanti la domenica pomeriggio, bersi una birra portata da casa e stare in compagnia. Non andare allo stadio, non fare abbonamenti alle varie pay tv. Non comprare magliette, portachiavi zaini-scuola e tazze col logo della squadra. Se vogliono i soldi, che vadano a lavorare.

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