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Roma, 26 giu – Prende il via oggi l’edizione numero 108 del Tour de France, la corsa a tappe più importante e prestigiosa dell’anno. La partenza sarà da Brest e l’arrivo a Parigi, il 18 luglio. Non sarà certo il Tour più duro della storia, essendoci solo tre arrivi in salita. Il primo nella nona tappa, con arrivo a Tignes (giornata con 5 scollinamenti), poi bisognerà attendere le tappe 17 e 18 per gli arrivi a Saint-Lary-Soulan e a Luz Ardiden.



Nel mezzo tante frazioni mosse, alcune con strappi e muri (la seconda tappa sarà con l’arrivo di Mûr-de-Bretagne). Spazio anche a due cronometro individuali per quasi 60 chilometri complessivi alla quinta tappa (arrivo a Laval) e alla ventesima tappa (arrivo a Saint-Émilion). Diverse le occasioni per i velocisti. Incomprensibile la scelta di una tappa completamente pianeggiante il giorno prima della seconda cronometro, che sarà l’ultima occasione per i favoriti di cambiare le carte in tavola. Così come discutibile la scelta di un Mont Ventoux ad 80 chilometri dall’arrivo nell’undicesima tappa. Siamo certi che comunque non mancherà il divertimento.

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I favoriti del Tour de France 2021

Andiamo ai favoriti. Un tracciato del genere premierà ancora di più i due grandi concorrenti della vigilia, ovvero gli sloveni Tadej Pogačar e Primož Roglič. I vincitori, rispettivamente, del Tour 2020 e della Vuelta 2020, non dovrebbero avere avversari sia nelle cronometro che nelle tante discese. Potrebbe inserirsi quindi uno come Julien Alaphilippe, a suo agio su percorsi non durissimi. Occhio al team Ineos-Grenadiers, che schiera addirittura quattro potenziali capitani: Geraint Thomas, Richard Carapaz, Richie Porte, Tao Geoghegan Hart. Situazione simile per la Movistar che schiera Miguel Angel Lopez, Alejandro Valverde, Enric Mas e Marc Soler.

La presenza di tanti possibili capitani può diventare un’arma a doppio taglio, avendo sì più scelte, ma rischiando di creare grande confusione e molti malumori. Occhio poi a Simon Yates (terzo al Giro d’italia), Wilco Kelderman, Emanuel Buchmann, Rigoberto Uran, Guillaume Martin, David Gaudu, Wout Poels. Incognita vera sarà Chris Froome: visibilmente lontano dai tempi d’oro, il 36enne britannico ha già fatto un miracolo a riprendere l’attività agonistica dopo il terribile infortunio. Lui vorrebbe vincere il quinto Tour de France in carriera prima di ritirarsi (in bacheca ha anche un Giro e una Vuelta), ma pare oggettivamente impensabile rivederlo ad altissimi livelli.

Italia poco presente, ma attenzione alle sorprese

Capitolo Italia. Sono solo nove i nostri portacolori: Davide Formolo (lavorerà per Pogačar), Vincenzo Nibali, Daniel Oss, Lorenzo Rota, Sonny Colbrelli (neocampione italiano in linea), Jacopo Guarnieri, Kristian Sbaragli, Mattia Cattaneo e Davide Ballerini. Gli ultimi due dovrebbero dare una mano ad Alaphilippe, ma attenzione alle sorprese. Colbrelli proverà a giocarsi le volate, con una concorrenza spietata. Ci saranno infatti Caleb Ewan (punta a vincere almeno una tappa in tutti e tre i Grandi Giri nello stesso anno), Démare, Ackermann, Philipsen, Bol e via discorrendo.

Difficilmente vedremo Nibali, Formolo e Cattaneo fare alta classifica. Nibali non ha una squadra allestita attorno a sé e potrebbe addirittira ritirarsi ad un certo punto per puntare a Tokyo, facendo dunque il Tour de France come prova generale delle Olimpiadi e provando a vincere una tappa subito. Assente Fabio Aru, che avrebbe dovuto essere della partita: per lui ancora problemi fisici e psicologici; a questo punto per il corridore sardo sarà difficile tornare ad una attività di alto livello. Un gran peccato per chi qualche anno fa la maglia gialla l’aveva indossata.

Manuel Radaelli

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