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Roma, 19 mar – Stefano Mazengo Loro ha 27 anni, viene da Padova e gioca nell’Uganda Premier League. Di ruolo centrocampista nel Kampala City Council (Kcca), è l’unico calciatore italiano nella massima serie del campionato ugandese. Il 27enne veneto è figlio di medici che hanno lavorato a lungo per l’Africa Cuamm, una delle più note organizzazioni non governative sanitarie che operano per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Solitamente assistiamo a giocatori africani ingaggiati da club europei, ci sono però delle eccezioni che in quanto tali stupiscono e incuriosiscono.

Un calciatore italiano in Uganda

E’ il caso appunto di Mazengo Longo, che dopo aver frequentato le scuole superiori a Kampala, la capitale dell’Uganda, ha deciso di tornarci per giocare a calcio. “Sono nato in Italia – racconta il 27enne veneto ad Avvenire – ma l’Africa è nella mia vita da prima di me. I miei nonni materni, medici, si sono sposati e sono partiti per il Kenya. Mia mamma è nata lì, ed ha vissuto in Kenya qualche anno prima di venire in Italia: ha fatto il percorso inverso a me. I miei si sono conosciuti in Tanzania nel 1988, a Dodoma. Io sono nato nel ’94, ed ho vissuto tra Trentino e provincia di Padova: fino agli 11 anni sono rimasto in Italia, finché in estate siamo partiti per l’Africa. All’inizio, anche per la lingua, è stato difficile integrarsi, c’è stato un cambio radicale. Poi è successo grazie al calcio, finché l’Uganda e Kampala non sono diventate la seconda casa”.

“Mi insultano perché bianco”

Una storia, fin qui, semplicemente singolare. Il settimanale Specchio, ripreso da La Verità, riporta che nel Paese africano hanno affibbiato pure un soprannome – piuttosto scontato – al calciatore italiano: “Mzungu”, cioè bianco. Ma nomignolo a parte, Mazengo Loro rivela che la sua esperienza africana non è tutta rosa e fiori. “Ogni volta che giochiamo fuori casa i tifosi avversari mi insultano. La mia colpa è quella di essere bianco. Sui social ho subito attacchi di ogni tipo. All’inizio stavo malissimo, poi un po’ mi sono abituato. Ma comprendo perfettamente cosa possano provare, all’inverso, i calciatori di Serie A. Qui chi usa questa: ‘race card’ per offendermi, lo fa soprattutto per ignoranza. Non tutti conoscono la mia storia”. Già, un calciatore italiano in Africa è bersaglio di una sorta di razzismo alla rovescia, se così vogliamo chiamare una discriminazione esacerbata che con tutta evidenza esiste purtroppo a qualunque latitudine. Ma che non sempre fa notizia.

Eugenio Palazzini

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5 Commenti

  1. I coglionazzi sinistronzi non s’indignano, stavolta? O magari diranno che “se lo merita” e che in questo modo i negri di quel paese “vendicano le offese rassiste fassiste fatte ai loro fratelli” che vengono importati in Italia dalle ONG al soldo dei loro beniamini di partito?

  2. Mai capito questa fregnaccia del: “razzsimo alla rovescia”. Il razzsimo è razzismo. Gli africani sono razzisti come e piu degli europei. Discriminano pure interrazialmente e se ne sbattono, giustamente, le palle.

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