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Roma, 18 lug – Sogno, ossessione, incubo. Tre fenomeni della psiche – sì lo sappiamo, tecnicamente sono 2 in quanto il terzo può essere catalogato come una tipologia del primo – così diversi tra loro ma che spesso e volentieri si intrecciano o si sostituiscono a vicenda. Termini e stati d’animo ricorrenti anche nello sport dove, con buona pace di De Coubertin, l’importante non è partecipare. In tanti gareggiano ma alla fine della fiera, o meglio dei giochi, la vittoria rimane una questione solitaria.



Lo sanno, meglio di chiunque altro in Italia, quelli della Juventus. Una delle iconiche figure bianconere, forse la più gobba di tutte, Giampiero Boniperti un giorno sentenziò: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Dogma che alla Continassa – quartier generale sportivo della società sabauda – è una sorta di comandamento, tanto che nella stagione 2012/13, quella che segna il ritorno dello scudetto sulle casacche zebrate, viene impresso nel risvolto del colletto.

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Italia ed Europa

Effettivamente in patria la squadra di casa Agnelli si è aggiudicata un campionato ogni tre ed è l’unica compagine ad aver collezionato in bacheca più di 10 coppe Italia. Anche nel conteggio delle supercoppe, trofeo relativamente “giovane” in quanto istituito nel 1988, i torinesi hanno messo in fila tutte le altre.

Numerose vittorie – e altrettanti piazzamenti – comportano quindi diverse partecipazioni alle coppe europee. La Juventus ha disputato più stagioni (57) in Europa rispetto a ogni altra italiana, è arrivata ai quarti di finale 35 volte (Inter e Milan, ad esempio, si sono fermate rispettivamente a 28 e 24) e ha giocato 16 finali continentali contro le 14 dei rossoneri e le 10 nerazzurre. Proprio qui il paradigma cambia, con il poco edificante record di 10 finali perse di cui 7 in Champions. Infelice primato “detenuto” in tutto il vecchio continente.

Un sogno, quello che in una primaverile notte romana prende la forma di una coppa dalle grandi orecchie, diventato ossessione. Borussia Dortmund, Real Madrid, Milan, Barcellona e ancora i blancos, sono le squadre che la vecchia signora ha visto sfilare con la fu Coppa dei Campioni in mano. Se l’aria di casa è rassicurante – 9 scudetti di fila sono un qualcosa di difficilmente ripetibile – quella forestiera si trasforma in un soffocante incubo, con le ultime tre eliminazioni avvenute decisamente anzitempo e contro avversari tutto sommato abbordabili. I successi casalinghi non sono state quindi accompagnati da altrettante affermazioni oltre l’arco alpino. L’ultimo pesante trionfo europeo risale infatti al maggio 1996.

La staffetta dei numeri 10 della Juventus

In sede di calciomercato l’estate del 1995 è caratterizzata da una scelta abbastanza forte da parte della società bianconera, ossia quella di puntare su un emergente, ma ancora non affermato, Alessandro Del Piero a discapito del capitano Roberto Baggio. Il Divin Codino – in contrasto sia con l’allenatore che con Umberto Agnelli – finisce così, tra le proteste dei tifosi juventini, al Milan.

Stagione particolare, quella 1995/96. I campioni d’Italia di Lippi, che faticano oltremodo in campionato – finiranno secondi a ben 8 punti dai rossoneri di Milano – in campo europeo si trasformano. Superato agevolmente in anticipo il girone composto da Borussia Dortmund, Rangers Glasgow e Steaua Bucarest, l’urna assegna ai piemontesi il sempre ostico Real Madrid. Tra gli spagnoli inoltre, c’è un giovane anch’esso molto promettente – Raúl – il cui percorso calcistico si svilupperà poi parallelamente a quello di Pinturicchio. Entrambi mettono il loro zampino nel quarto di finale. L’andata si chiude 1-0 per i blancos, il ritorno a Torino vede la rimonta dei piemontesi grazie a Del Piero – appunto – e al gol qualificazione di Michele Padovano.

A dividere Vialli e soci dalla finale di Roma ci sono quindi i francesi del Nantes, liquidati con un rotondo successo – un altro 2-0 – e una sconfitta indolore in terra transalpina (3-2 ma con gli italiani in gestione del doppio vantaggio praticamente per tutta la gara).

Il passo indietro del capitano

All’Olimpico la Juventus – vestita di blu stellato – trova di fronte a sé un Ajax, campione d’Europa uscente, che schiera tante future conoscenze del nostro calcio. Lo scatenato “penna bianca” Ravanelli firma l’1-0 dalla linea di fondo, ma i lancieri pareggiano prima dell’intervallo. Le occasioni – da una parte e dall’altra – si infrangono contro le parate degli estremi difensori. Servono i rigori per decretare il vincitore. I cecchini di Lippi sono infallibili (tra i prescelti due difensori – Ferrara, Pessotto – e Padovano, un panchinaro), Peruzzi si conferma insuperabile, ferma per due volte i biancorossi e regala alla Torino bianconera la seconda Coppa dei Campioni. “Marcello, trova cinque pazzi che vadano sul dischetto. Io li guardo da fuori, altrimenti sono a disposizione” disse capitan Vialli al futuro commissario tecnico della Nazionale. Dopo la delusione di Samp-Barça, nessuno più di lui avrebbe voluto mettere il timbro su quella partita.

Nel calcio – a volte – ci si dimostra trascinatori anche facendo un passo indietro, anteponendo la squadra all’effimera gloria personale. Un passo indietro sì, ma per farne due avanti e salire sul tetto d’Europa.

Marco Battistini

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2 Commenti

  1. Facciamo un po’ di retrospettiva.

    Sto caxxo di squadra ladrona che in Italia vinceva tanto grazie ad arbitri poi tutti colpiti da improvviso benessere, nelle competizioni straniere si dimostrava inferiore a Inter e Milan. Il primo torneo estero vinto dai gobbacci risale al 77, la Uefa, ovvero una coppetta del caxxo vinta pure a stento contro una nullità, quando Inter+Milan avevano già 4 coppe dei campioni, 3 intercontinentali, 2 delle coppe.

    Ma il massimo della pidocchieria e di essere una morta di fame di coppe la povera Juve li dimostrò nel 73 quando non aveva ancora vinto nulla di nulla. Allora come una accattona prese il posto dell’Ajax (che mandò giustamente affanculo gli argentini picchiatori) sperando di vincere l’intercontinentale contro l’Independiente: ei nvece riuscì a perdere, in gara unica e pure in Italia!!!

    Cheffiguradimmerda!!! .

  2. Abbiamo compreso che la Juve ti è solennemente antipatica ma da questo a giungere alla conclusione che era l’ unica ladrona… A Milano ancora ricordano i rolex internazionali (!) che “arbitravano” partendo dal caveaux di piazza Cordusio! Scava, scava, penso che tra le famiglie potenti del dopoguerra se ne salvino ben poche dal punto di vista etico, guarda caso!

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